Nacque in questa data, nell’anno 1508: Andrea Palladio

Andrea Palladio
Andrea Palladio

«Palladio aveva una missione: trasformare, sostituire l’architettura scomoda, malsana, brutta con architettura di gusto, dove fosse bello vivere, permettendo alle persone di vivere meglio […] aveva anche una mente da urbanista […] direi che quando creava un edificio, generava un ordine, creava collegamenti, riposizionava una strada, creava uno spazio che non c’era: penso a Palazzo Chiericati che genera una piazza su uno spazio difforme.»

(Howard Burns)

Andrea Palladio, pseudonimo di Andrea di Pietro (Padova, 30 novembre 1508 – Maser, 19 agosto 1580), nacque a Padova il giorno di Sant’Andrea. Questa illustrissima icona del nostro Rinascimento – autore de “I quattro libri dell’architettura”, opera pubblicata nel 1570 – può definirsi a pieno titolo figura di intellettuale classico, ma rivoluzionario al tempo stesso. Con la sua opera di architetto ebbe inizio il cosiddetto “stile palladiano” o “palladianesimo”. Egli fu infatti il maestro ispiratore ed iniziatore di numerosissimi architetti che vollero elaborare la propria arte facendo riferimento ai canoni classici greci e latini dell’architettura.

Palladio studiò molto i classici, in particolare Vitruvio, autore del De Architettura, testo che venne riscoperto ed analizzato a fondo proprio in epoca rinascimentale da un vasto pubblico di umanisti quali il Ghiberti, Leon Battista Alberti, Francesco di Giorgio Martini, Raffaello, Fabio Calvo, Paolo Giovio, fra Giocondo da Verona ed altri.

Di lui scriveva lo Scamozzi:

 « Nelle Fabbriche di sua invenzione si trovano combinate tutte le proprietà, le doti, e le qualità, che richiede la buona Architettura, cioè la Solidità, la Comodità, la Decenza, l’Ordine, la Disposizione, la Proporzione, e costantemente la desiderabile e pregiabile Bellezza; e se si farà la dovuta attenzione, si rileverà, che non vi manca né meno una discreta Economia. »

Operante nell’allora Repubblica di Venezia, che gli diede i natali, l’architetto fu presto soprannominato “Il Vicentino”; egli progettò e realizzò difatti moltissime opere in Vicenza e nel Veneto, molte delle quali sono attualmente patrimonio dell’UNESCO.

In una frase, Lionello Puppi scrive di lui:

« Il gesto creativo di Palladio, l’Olimpico di Vicenza è un atto che testimonia, alle soglie del silenzio, la fedeltà alla lunga promessa; e vale, al di là delle circostanze dialettiche che ne avevano prodotto la formulazione e consentito l’esercizio al di là, anche, dell’umana volontà che con “amore” ne aveva sopportato la “fatica” –, l’offerta di un ‘emozione ignara d’usura e una lezione risonante nel tempo. »

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