Intervista a Salvatore Settis

È con grande onore che pubblico questa sera la mia intervista personale proposta al prof. Salvatore Settis, il quale, a mio avviso, non dovrebbe necessitare di presentazioni.

Il prof. salvatore Settis

Incomincerei questa intervista facendole una domanda innanzitutto su titolo e “forma”.

• Questa sua ultima mostra sul Classico utilizza un lessico molto caratterizzato: ‘portable’ e ‘serial’ sono infatti aggettivi anglosassoni, seppur con una chiara etimologia latina, – notoriamente impiegati nel linguaggio industriale contemporaneo. Perché l’uso dell’Inglese per una mostra così originalmente Italiana?

S.: Per mio conto queste mostre non sono né italiane né inglesi: le avrei fatte tali e quali, se quello fosse stato il contesto, a New York o a Parigi. Ho scelto questi titoli perché leggeri, allusivi, suggestivi: con la speranza di incuriosire sia il pubblico più colto e specializzato sia un pubblico più ‘generalista’. Che, appunto, si domandi perché quei titoli, che cosa si cela dietro quelle formule. Non ho pensato, nell’adottarle, a linguaggio industriale, ma proprio a linguaggio storico-artistico: sulla serialità, ed esempio, c’è negli ultimi decenni una cospicua bibliografia specifica, di cui parlo nel mio saggio in catalogo.

• “ Ogni epoca, per trovare identità e forza, ha inventato un’idea diversa di “classico”. Così il “classico” riguarda quasi sempre non solo il passato ma il presente e una visione del futuro. Per dar forma al mondo di domani è necessario ripensare le nostre molteplici radici. ” Ho scelto questa frase, estrapolata dalla copertina del suo libro Futuro del “classico”, perché la ritengo molto significativa non solo per il nostro Popolo, ma, come sostiene appunto lei, anche per il resto del mondo. É mai esistito ad oggi, o, se potesse mai esistere in un futuro, avrebbe senso, secondo lei, un classico “internazionale”? Perché?

S.: Se l’eroina di un fumetto di Miyazaki si chiama Nausicaa, una ragione c’è: ed è la predisposizione all’osmosi tra culture che caratterizza il nostro tempo. Non sto dicendo che vi sia una sola ‘classicità’, ma piuttosto che lo sguardo interculturale genera nuove formazioni, nuovi ibridi, nuove curiosità. Proprio per questo noi, dall’Europa occidentale, dobbiamo riconsiderare la cultura classica greca e romana come qualcosa che ci somiglia e ci appartiene, ma al tempo stesso ci elude e ci sfugge. La spola fra identità e diversità è una ginnastica della mente (e delle emozioni) che può allenarci alla curiosità e al rispetto per culture lontanissime dalla nostra. E’ quel che ha fatto Miyazaki prendendo da Omero un nome, una donna.

• “Rinascimento” è una parola dal significato di per sé molto ampio. In riferimento alla Cultura, esso assume forse il valore più ‘alto’ e ‘nobile’ del termine. Come potrebbe la nostra Nazione approcciarsi a ciò senza cadere in quelli che potrebbero diventare inutili e controproducenti complessi di superiorità?

S.: Bisogna ricordarsi che non c’è “rinascimento” senza decadenza: è l’alternarsi di morti e rinascite del classico che caratterizza la storia culturale europea. Se celebriamo il rinascimento come un trionfo, ne tradiamo lo spirito: la simmetria fra rinascimento e decadenza è una simmetria necessaria, a ogni rinascimento la decadenza si annida subito dietro l’angolo. E oggi, semmai, in Italia siamo in fase di decadenza (o quanto meno di ristagno), e non certo di rinascita culturale. La retorica facilona della “grande bellezza”, dell’Italia madre delle arti etc. etc. può solo far sorridere. O arrabbiare.

• É giusto secondo lei definire la Cultura una ‘risorsa’ piuttosto che un dono del Passato per vivere al meglio il Futuro che verrà?

S.: Non c’è differenza: il dono che la cultura dovrebbe farci è spingerci a pensare (anche le mostre servono solo a questo, quando servono: perciò le mostre senza un’idea sono da condannare). E come potremmo costruire un futuro degno di essere vissuto se non attraverso un’attenta riflessione? La storia, la cultura, l’arte sono “risorse”: se per risorse s’intende il serbatoio dei pensieri e delle suggestioni che viene dal passato, è da noi filtrato nel presente, e costruisce il futuro.

Grazie professore e buon lavoro per i suoi studi

One thought on “Intervista a Salvatore Settis

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...