L’INTARSIO: QUELL’ ARTE LAPIDEA ◊ il mestiere di Giuseppe Ponzanelli

L’estate scorsa ho avuto il piacere – oltre che l’onore – di conoscere Giuseppe Ponzanelli: un artigiano di alto livello: un artista come pochi ne sopravvivono, vivaci e briosi, nella società decadente di questo secolo XXI che predilige, come si suol dire, la moda allo stile, e lo stile alla classe.

A mio avviso il Ponzanelli si potrebbe identificare come artigiano e uomo ‘di classe’: un artista che non si sofferma a svolgere il suo lavoro a livello manuale, ma bensì ragiona, studia e ricerca la Storia di quell’Arte che pratica con profonda passione: una passione coinvolgente che ti lascia arricchito parlandoci assieme, nel raccontare la storia dell’intarsio o la descrizione dettagliata, fino alla più minuta venatura di marmo e oltre: alla composizione e combinazione dei colori delle pietre, attraverso il disegno, frutto di un’attenta e precisa riflessione di studi preparatori.

Giuseppe Ponzanelli, di origini carraresi, nasce a Botticino il 6 dicembre 1960. Frequenta i corsi Vantini a Rezzato con i maestri A. Confortini e G. Zanardelli e sviluppa la passione per la scultura e l’ intarsio in pietra lavorando anche in laboratori fiorentini. Si distingue per uno stile classico, è estimatore di grandi figure come Michelangelo, A. Canova, F. Messina, C. Engheben e i classici greci. Ha partecipato a premi e riconoscimenti e ad alcune mostre collettive. 

“Mi ispiro agli artigiani antichi, agli intarsiatori fiorentini del Rinascimento come ai bresciani che nei secoli passati hanno onorato le nostre chiese con opere meravigliose. Un’arte ormai quasi persa perchè arte di corte di cinque secoli fa come oggi è arte d’élite, dunque molto costosa e per intenditori…”

ponzanelli

Giuseppe Ponzanelli

La tarsia o intarsio lapideo consiste nell’inserimento su una lastra di fondo – solitamente in materiale marmoreo – la quale rimane a vista, di pietre dure su dei vani dette casse, appositamente scavati per contenere le forme scalpellate ed intagliate, di pietra dura generalmente semi-preziosa, perfettamente sagomate in modo tale da aderire in modo ideale alla superficie incavata alla quale vengono fissate mediante resine e colle speciali.

L’intarsio prevede un’incisione nel materiale prescelto (pietre tenere, legno, ecc…) e il riempimento delle parti con impasti per trattenere i pezzi tagliati per dare origine alla decorazione voluta. Gli elementi sagomati e ritagliati di vario materiale come legno, pietra, vetro, madreperla, vengono avvicinati per ottenere varie figure. Dopo aver posizionato i tasselli si procede con la stuccatura e la lucidatura con l’utilizzo di cere o prodotti appropriati.

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Lo splendore eterno delle pietre dure dovuto alle loro colorazioni e alla compattezza della materia portò gli intarsiatori fiorentini del Rinascimento in un nuovo campo: la miniatura. Gli strumenti che ancora oggi si usano per lavorare con le pietre dure sono l’archetto, costituito da un ramo di castagno, il filo di ferro dolce e la polvere abrasiva metallica.
Si esegue con frammenti di lastre di pietra colorata, private della loro rigidità, incassate l’una con l’altra e trasformate in disegni che riproducono fiori, paesaggi, nature morte. Ogni tipo di pietra dura va bene e ogni venatura e striatura si presta a ottenere cromatismi di particolare effetto. Con questa tecnica si possono realizzare piani di tavoli, pannellature, scatole e pendenti: il risultato finale appare
all’occhio in tutto e per tutto identico a una pittura.

L’intarsio italiano così come oggi lo s’ intende, in quanto cioè Arte “Minore” (fra le arti cosiddette “minori”, ossia quelle arti che si differenziavano da Disegno, Pittura e Scultura, erano generalmente inserite l’ Oreficeria, l’ Ebanisteria, la Tessitura ( tappeti ed arazzi), le Porcellane e le Maioliche, le Tabacchiere, i Vetri, i Cristalli, la Glittica et cetera), vede il suo fiorire nella Firenze Medicea, alla Corte di Ferdinando I de’ Medici nel 1588 con la fondazione dell’Opificio delle Pietre Dure: una scuola di formazione professionale volta allo studio e alla lavorazione delle pietre dure e preziose, compresi, ovviamente, i marmi.

Ma le origini dell’intarsio affondano radici molto più profonde nella Storia delle Antiche Civiltà, con prodromi che risalgono addirittura alle manifestazioni artistiche dell’Artigianato della Mesopotamia Antica, come avveniva nelle decorazioni di statue e manufatti arricchiti da parti in lapislazzuli, malachiti, paste vitree o metalli: in esempio, la cura dei dettagli di parti anatomiche in statue (occhi, labbra, orecchie, accessori…, es.: la testa del Sacerdote Shibum, proveniente dall’attuale Siria e conservata presso il Museo Nazionale di Damasco) o tavole in materiale litico (motivi decorativi, es.: Lo stendardo di Ur), per non parlare della famosissima e meravigliosa Porta di Ishtar, fra l’altro non l’unica, storicamente, di tale fattura!

Per quanto riguarda invece l’Antico Egitto, gli intarsi più antichi risalgono alla I dinastia. Si tratta di piccole cose, opere decorative su cofanetti in legno e avorio. Nello stesso periodo, verso il III millennio A.C., si trova di frequente in architettura con pietre dure, conchiglie fermate con impasto di bitume. L’Asia Minore era il centro di questa produzione. Nella prima metà del II millennio A.C. anche nelle opere d’intarsio si faceva uso di paste vitree che consentivano facili trasparenze e colori vivaci, si facevano piccoli pannelli. A Creta, nel periodo d’oro di quest’arte, si hanno intarsi di vari materiali: cristallo di rocca, legno, madreperla e materiali preziosi. In periodo Romano si attribuisce la difusione della tecnica dell’intarsio Mamurra, cavaliere originario di Formia. Ritroviamo intarsi di quel periodo in case patrizie di Ercolano, Ostia e Roma.

Una storia plurimillenaria dunque che racconta non solo il meraviglioso gusto artistico degli antichi, ma quasi una ricerca di far uscire dalla pietra, lavorata, una luce che da grezza non possiede e che crea una magia attrattiva unica, senza pari in altre arti.

Per quanto riguarda le commissioni di Giuseppe, tutte di alto livello, memorabili sono gli stemmi eseguiti da lui medesimo per i due Pontefici: Benedetto XVI nel 2012 e Francesco I nel 2014; attualmente di loro proprietà, presso la Santa Sede.

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5 pensieri riguardo “L’INTARSIO: QUELL’ ARTE LAPIDEA ◊ il mestiere di Giuseppe Ponzanelli

    1. Mi fa davvero piacere: è un mestiere in via d’estinzione, purtroppo. I committenti di lavori artigiani, e quindi non industriali come invece quelli eseguiti a pantografo sono sempre meno, e credo sia buona cosa salvaguardare l’arte e soprattutto chi la esegue.
      🙂

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      1. Appartengo ad una generazione tessuta con i valori della condivisione, rispetto dell’altro, della parola data e della solidarietà.
        Ho semplicemente trasformato questi in amore verso il nostro Patrimonio.

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