ESCHER a Treviso

Dal 31 ottobre 2015 al 3 aprile 2016, presso il Museo di Santa Caterina di Treviso, sono in mostra 140 opere di Escher, fra le quali spiccano Mano con sfera riflettente (1935), Vincolo d’unione (1956) e Convesso e Concavo (1955).

Promossa dal Comune di Treviso, curata da Marco Bussagli e Federico Giudiceandrea e prodotta da Arthemisia Group in collaborazione con la M.C. Escher Foundation.

Dalla fantasia al rigore, la matematica si manifesta in diverse e mutevoli forme, spesso paradossali, tutte però geometricamente ascrivibili ad una sfera che si cerca di descrivere in modo razionale e logico.

Gli universi e i mondi dell’artista olandese Mauritius Cornelius Escher, incisore e grafico di fama mondiale, gravano tutti attorno ad una matrice pluriversalmente scientifica.

Escher: chi era costui?

Escher nacque nell’approssimativamente lontano 1898 a Lewarden, corposa località situata nei Paesi Bassi settentrionali.

Iniziò la sua formazione presso la scuola di Samuel Jessurun de Mesquita, incisore olandese di origine ebraica, proveniente da Amsterdam e tragicamente morto ad Auschwitz l’11 febbraio 1944.

Samuel insegnerà a Mauritius tutti i segreti della tecnica incisoria, di antichissima tradizione europea, fino ad arrivare ai trucchi e ai virtuosismi della composizione decorativa di tipo art nouveau, corrente artistica ad essi contemporanea.

Dal 1923 al 1935 Escher compirà, come storicamente tutti i più grandi artisti fecero, il suo viaggio in Italia, innamorandosi in toto del paesaggio e del panorama culturale ed intellettuale di allora, attraverso e nel quale, nel fiore della sua giovinezza, ebbe modo di conoscere e frequentare artisti, storici e critici d’arte di altissimo livello.

Si sposterà po in Spagna, dall’Alhambra di Granada fino alla moschea di Cordova, e da questo viaggio trarrà lo spunto e l’ispirazione per approfondire i suoi studi circa i metodi della divisione del piano (o tassellazione), che Escher “svincola dal rigido limite del modulo geometrico per introdurre quello figurato”.

L’inconfondibile ed emblematica cifra stilistica escheriana, basata principalmente sull’esperienza dell’art nouveau, è quella che lo ha reso noto al mondo e alla storia con capolavori quali Metamorfosi o Giorno e notte.

Oltre a questa caratterizzazione principale della sua Opera, non sono da dimenticare tuttavia i temi di studio circa la struttura geometrica dei cristalli e quello riguardo i paradossi percettivi, comprese le inventate aberrazioni prospettiche “capaci di evocare mondi onirici al limite del surreale, apparentemente perfettamente logici, ma in realtà popolati di oggetti impossibili”.

Nel 1924 a Viareggio avvenne il matrimonio fra Escher e la Umiker, coronamento di un sogno felice di quelli che l’artista descrisse come “gli anni più belli della mia vita”.

Nel 1941 però, con lo scoppio della seconda guerra mondiale, fu costretto a migrare, spostandosi nella cittadina olandese di Baarn, attualmente sede della Escher Foundation; lì, in quelle terre mitemente nordiche, di ritorno si potrebbe dire nella sua terra d’origine, mise a pieno frutto il suo talento con quello che fu il suo periodo di massima produzione artistica.

Escher morì nel 1972 a Laren, nella casa di riposo per artisti Rosa-Spier.

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