In memoria di Khaled Fouad Allam

Oggi, nel mondo globale, il fenomeno delle diaspore, delle migrazioni e delle minoranze modifica completamente il dato geografico, modulandolo in relazione alle alterità; e le popolazioni musulmane non si definiscono più entro un perimetro chiuso, ma nello spazio mondiale.

Così, dalla Sicilia alla Finlandia, è l’eterogeneità che caratterizza il territorio. E questo ci obbliga a riflettere su ciò che dovranno essere le grandi architetture politiche del XXI secolo.

La Turchia potrebbe rappresentare in Europa l’interfaccia di una tripla dimensione: quella asiatica, quella araba e quella europea. Molti insistono sul rischio che la nazione turca si comporti come il vecchio Impero ottomano, e tenda ad avocare a sé l’egemonia sulle popolazioni musulmane disseminate nel mondo; ma si tratta di una valutazione errata. La Turchia in Europa rappresenta, invece, uno snodo per due termini importanti nel discorso politico mondiale: essa aiuterebbe ad avviare il dialogo fra le civiltà, e a costruire una memoria condivisa tra le radici cristiane, l’umanesimo e l’islam in quanto civiltà, colmando il divorzio che da secoli affligge i rapporti tra storia e memoria. Si tratta di un discorso oggi imprescindibile, dinnanzi a un islam delle minoranze che si sta integrando nel panorama delle singole nazioni europee ma che si sente rigettato perché visto come allogeno alla storia d’Europa. Anche in questo caso è chiaro come la questione dei rapporti culturali sia una questione eminentemente politica.

Khaled Fouad Allam, l’Islam spiegato ai leghisti

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Ho voluto ricordare, con questo passo tratto da uno dei suoi scritti secondo me più originali, la figura del sociologo algerino Khaled Fouad Allam, morto improvvisamente il 10 giugno di quest’anno in un albergo di via Marsala, presso la stazione ferroviaria di Roma Termini.

Figura esemplare di un Islam moderato e aperto al dialogo, mi piacerebbe ricordarlo come modello di persona che credeva in un mondo veramente moderno, in cui le varie Civiltà sono aperte al dialogo, in una visione di pace fra le culture dei vari popoli.

Per questo, è sulle orme di persone come il prof. Allam che si deve orientare il nostro cammino ideale di persone culturalmente mature, in un mondo che non si temano più le diversità, ma si costruiscano bensì Valori solidamente validi, creanti solamente unione, cancellando qualsiasi tipo di odio e di terrorismo, e così l’ignoranza e le divisioni.

Credo – e spero che il mio pensiero possa essere condiviso, nonostante i tempi difficilissimi che l’umanità intera sta vivendo – che un mondo migliore sia possibile, e sta a noi tutti crearlo, attraverso la Cultura, con una memoria ponderatamente critica della storia, per costruire la comunità civile del futuro.

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