Grandi personaggi: uno scorcio di Maometto II “Il Conquistatore”

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La sua affinità con con le ambizioni politiche e i gusti culturali delle sue controparti italiane lo portarono ad assumere umanisti italiani che leggessero giornalmente al sultano testi tratti dagli antichi storici come Laerzio, Erodoto, Livio e Quinto Curzio, e dai diari dei papi e dei re lombardi.

Se il Rinascimento favorì la rinascita di ideali classici, allora Maometto II fu uno dei suoi aderenti. La sua libreria, molto di ciò che resta del Palazzo Topkapi in Istambul, superava quelle dei Medici e degli Sforza in Italia, e includeva la Geografia Tolemaica, l’Iliade di Omero, e altri testi in Greco, Arabo ed Ebraico.

Paragonò esplicitamente le sue azioni imperiali a quelle di Alessandro Magno, e si vedeva come un nuovo Cesare, con le potenzialità di conquistare Roma, unificando le tre Grandi Religioni del Libro: Cristianità, Islam ed Ebraismo.

(traduzione da “THE RENAISSENCE, A very short introduction”, by Jerry Brotton, Oxford 2006.)

Maometto IIمحمد ثانى, Mehmet II, detto ﺍلفاتح, Fātiḥ, “Il Conquistatore” nacque ad Edirne il 29 marzo 1432 e morì tra Scutari e Gebz il3 maggio 1481.

Importantissima figura del Mondo Islamico durante il periodo del Rinascimento, compare sui libri di storia come il settimo sultano dell’Impero ottomano.

Salito al trono alla precoce età di tredici anni, in seguito all’abdicazione del padre Murad II nel 1444, solamente nel 1451 riuscì a divenire sovrano effettivamente riconosciuto, a causa della ripresa del potere di suo padre nel 1446.

Pur di assicurarsi il potere, fece uccidere il fratello Ahmed, neonato. Il “costume” del fratricidio diventò dunque regolare e codificato per ovvie ragioni di Stato, attraversando oltre due secoli di storia ottomana.

Per istituire il suo potere in Asia, il sovrano si scontrò in guerra con la Caramania, stappandone la maggior parte dei territori.

Ma la maggior parte della su fama si deve alla conquista, avvenuta nel 1453, di Costantinopoli: la capitale dell’Impero Bizantino che da diverse decadi ormai, protetta della sua doppia cerchia di mura, resisteva ad ogni tentativo di assedio da parte delle truppe turche.

L’invasione, conclusasi con la ‘presa’, e quindi la caduta di Costantinopoli, segnò la fine di un impero durato ben 1058 anni.

Così come altri condottieri rinascimentali con aspirazioni al potere imperiale, Maometto II utilizzò conoscenza, arte ed architettura per manifestare le sue aspirazioni di autorità politica assoluta. Appaltò un ambizioso programma di costruzioni che mirava a ripopolare la città con Ebrei e Cristiani, mercanti e artigiani, fondando il Gran Bazar, luogo che ne ristabilì l’importanza in quanto centro di commercio internazionale, acquisendo il nuovo nome di “Istanbul“.

(trad. Jerry Brotton 2006)

Rinnovò la basilica di Hagia Sophia, trasformandola nella prima moschea sultanina della città, mentre allo stesso tempo gli assunti architetti italiani si adoperavano alla costruzione del suo nuovo palazzo imperiale, il Palazzo Tokapi.

Il nuovo idioma architettonico internazionale, disegnato sugli stili classici, islamici e italiani contemporanei, tese a produrre quello che un commentatore ottomano chiamò “un palazzo che voglia eclissare ogni cosa ed essere ancor più meraviglioso di tutti i palazzi che si erano visti in precedenza, in quanto ad aspetto, misure e grandiosità.

Questo Stile del Rinascimento Internazionale potrebbe anche essere riconosciuto da entrambi, Musulmani e Cristiani, come confermato dall’ambasciatore di Venezia dell’epoca, il quale stimò Palazzo Tokapi come “il più meraviglioso, più adatto empi miracoloso palazzo del mondo.”

(trad. Brotton 2006)

Come tanti altri palazzi ed artificiosità rinascimentali, il Tokapi era allo stesso tempo creazione originale e oggetto di ‘alta politica’: i due impulsi, quello creativo e quello sociale, erano inseparabili; un fattore fondamentale e determinante della poetica rinascimentale.

Sovrano “illuminato” dunque, Maometto II fu uomo di molteplici interessi artistici e culturali.

Già prima della sua morte fece innalzare la moschea Fatih di Costantinopoli oltre ad altri castelli nella zona dei Dardanelli.

Sovrano accorto, fu da sempre molto curioso del mondo in cui viveva, e fece fiorire sotto il suo governo la religione musulmana sia nelle correnti ortodosse che in quelle ereticali – fenomeno assai rivoluzionario per l’epoca.

Direttamente interessato al mondo occidentale in tutti i suoi aspetti, sia cultrali che religiose, si appassionò della letteratura e delle arti (fu egli stesso poeta), fino a promuovere la traduzione in turco di un’esposizione del Credo cristiano.

Alla sua corte furono ospiti illustri personaggi fra i quali il pittore Gentile Bellini, il quale ne eseguì un famoso ritratto, che diverrà l’icona principale della sua figura in Occidente.

I suoi trenta anni di regno colpirono profondamente anche la memoria occidentale, tanto che fu descritto dallo studioso Mordtmann come “un uomo di Oriente e di Occidente”, e lo storico Franz Basinger lo giudicò fondamentalmente un conquistatore, secondo la definizione che ne dava un contemporaneo, il quale affermava che “Signore vuole egli essere, questa è la sua ardente volontà, e con grande intelligenza egli sa andare a fondo nelle cose”.

Il compositore e musicista Gioachino Rossini dedicò alla sua figura l’opera “Maometto secondo”, databile al 1820.

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