ANNO NUOVO. L’emblema a due o tre teste, allegoria della Prudenza

La fantasia porta l’uomo a rappresentare le cose con una sua impronta inconfondibile, quasi a sua immagine e somiglianza: così presso gli Antichi gli dei pagani avevano sembianze umane; alcuni erano mostruosi, come i primigeni Urano e Crono, altri semplicemente posseduti dagli stessi vizi e dalle stesse passioni che animavano gli umani.

Come augurio per l’anno nuovo appena iniziato, vorrei presentare un emblema tratto dall’Iconologia di Cesare Ripa del 1593: la Prudenza, che ho posto in relazione ad un’opera di Tiziano: l’Allegoria della Prudenza.

Il tema iconologico è di origine classica, e affonda le sue radici nella divinità di origine indoeuropea rappresentata presso l’antica Italia dalla figura di Giano, la quale, secondo la tradizione, e stando alle fonti risalenti già al Carmen Saliare, sarebbe stato uno degli dei più antichi del pantheon romano, indigeno della stessa Roma.

Eponimo del primo mese del calendario, gennaio (lat. Ianuarius), rappresentava presso gli antichi romani una delle principali figure del culto pubblico, e veniva posto a presiedere i riti di passaggio; l’etimologia stessa del nome del resto si ricollega al latino ianus  e ianua, coi significati appunto di “passaggio” e “porta”, intesi sia in senso spaziale che, per esteso, in astratto.

Primo re del Lazio, secondo la tradizione proveniente dalle terre della Tessaglia per mezzo di una nave, sua invenzione che trasmise agli abitanti primigeni laziali insieme all’uso della moneta (oggetto a due facce, utilizzato per favorire scambi e passaggi di beni; sulle più antiche monete romane venivano raffigurate da un lato i due volti di Giano, dall’altra una  prua di nave) e portò quindi la civiltà presso di essi.

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Presente ad ogni specie d’inizio, questa misteriosa divinità era quasi come l’immagine divina del Tempo, e ad essa si ricollega infatti anche la divinità  divenutane poi emblema diffusissimo, soprattutto durante il Rinascimento e da lì in avanti, ovverosia Saturno, il quale era stato accolto dal dio in fuga dalla Grecia, dove dominava Giove.

Le sue origini e il suo significato sono dunque antichissime; la sua figura risultava piuttosto enigmatica anche presso gli eruditi dell’antichità, e con fatica la si ricollega ad altri corrispondenti del mondo pagano, con qualche variante.

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Giano come emblema rivolto ai Prudenti: “Prudentes”                                                            Dall’ Emblematum Liber Andreae Alciati

Se il Giano bifronte è emblema del tempo, dell’inizio e della Prudenza, allora un altra immagine a tre teste (signum triceps), attributo della figura di Serapide, rappresentava presso gli Antichi Egizi, stando a Microbio, passato, presente e futuro, rispettivamente rappresentati da teste di lupo, leone e cane.

[…] signum tricipitis animantis […] quod exprimit medio eodemque maximo capite leonis effigiem; dextra parte caput canis ecoritur mansueta specie blanientis, pars vero laeva ceruicis rapacis lupi capite finitur […] ergo leonis capite monstratur praesens tempus, quia condicio eius inter praeteritum futurumque actu praesenti valida feruensque est. Sed et praeteritum tempus lupi capite signatur, quod memoria rerum transactarum rapitur et aufertur. Item canis blandientis effigies futuri temporis designat eventum, de quo nobis spes, licet incerta, blanditur.

TRADUZIONE:

[…] Figura di animale a tre teste […] che nel mezzo presenta la maggiore, di leone; nella parte destra si nota una testa di cane blandente in espressione mansueta, la parte sinistra del collo invece termina con il capo di un lupo rapace […] Con la testa del leone dunque s’indica il presente, condizione che, tra passato e futuro, è forte e intensa dell’atto presente. Il tempo passato poi è rappresentato con testa di lupo, a motivo della memoria delle cose appartenenti al passato, divorata e cancellata. d’altra parte l’effige di un cane che blandisce sta ad indicare l’avvenire, del quale la speranza, anche se incerta, ci appare sempre attraente.

Macrobio, Sat. I. 20. 13-15

Questo è l’elemento interpretativo, di matrice puramente classica, presentato da Erwin Panofsky in un saggio sull’opera, datato 1926, contenuto in una pubblicazione dal titolo Il significato delle arti visive.

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A questo studio fece presto eco un ulteriore passo interpretativo, ad opera della studiosa warburghiana Frances A. Yates, la quale proponeva nel suo saggio L’arte della memoria il seguente brano dell’umanista rinascimentale Giulio Camillo Delfinio, contenuto  nella sua celebre e altrettanto enigmatica opera L’idea del Theatro.

Le tre teste di lupo, di leone et di cane sono tali. Scrive Microbio che gli antichi, volendo figurare i tre tempi, cioè il passato e il futuro, dipingevano le tre predette teste. Et quella di lupo significava il tempo passato, perciochè ha già devorato; quella del leone il presente, se il presente dar si può, perciochè gli affanni presenti ci mettono così tanto terrore, qual ci metterebbe la vista di un leone, se ci procacciasse. E quella del cane significa il tempo futuro, perciochè a guisa di cane adulatore il tempo futuro ci promette sempre il meglio.

e ancora:

i tre capi del lupo, del leone e del cane significano huomo essere sottoposto al tempo.

Secondo un’altra interpretazione, quella condotta dallo studio di Simon Cohen, gli animali a tal guisa riuniti potrebbero rappresentare quei vizi che nel medioevo erano tanto ben esposti nei bestiari, in forma allegorica, quasi come le tre fiere che Dante pone all’inizio della sua Commedia, nella famosa “selva oscura”.

Alle tre bestie vengono sovrapposte, nel quadro di Tiziano, tre teste di uomini: per il passato un volto senile, per il presente uno maturo e per il futuro uno giovane.

Il pittore cadorino voleva dunque probabilmente raffigurare sé stesso, ormai anziano, dalla barba canuta e con un berretto rosso, come emblema del passato illustre della famiglia, precedente le due generazioni, anch’esse di artisti, quelle del figlio Orazio, l’uomo maturo dalla folta barba nera e uno sguardo possente ed energico, come quello di un leone; e infine, il nipote Marco, giovane artista nel quale Tiziano vede una speranza per il futuro, essendo egli già anche un suo virtuoso allievo.

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 “EX PRAETERITO PRAESENS PRVDENTER AGIT NI FVTVRA ACTIONE DETVRPET”                                                                                                                              Tiziano Vecellio, Allegoria della Prudenza, 1565 ca. olio su tela cm 75,6 x 68,6  Londra, National Gallery

 

Il dipinto reca un motto in latino, a coronamento del tema del quadro, tratto dalla grande tradizione cinquecentesca di emblemi e imprese, molto diffuse soprattutto sulla carta stampata.

Sono questi i tre volti di una famiglia illustrissima di pittori veneti: i Vecellio, che tante belle pitture hanno prodotto in Italia e non solo, da Venezia a Urbino, da Roma fino alla Germania, diventando uno dei casati di artisti più famosi di tutto il Rinascimento.

Ed è con quest’opera rinascimentale che voglio porvi i miei migliori auguri per l’anno appena iniziato.

Siate prudenti e guardate al futuro, con uno sguardo rivolto anche al passato, che renda il vostro presente migliore, più felice e magari anche fortunato.

Buon anno a tutti!

Giacomo

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