Rapporto su un’esperienza universitaria · Venezia · Seminari di critica d’arte 2014/2015 – parti III e IV: LA GALLERIA ALLE GALLERIE ; LA STORIA DELLE STORIE DELL’ARTE

Tratto dai seminari di critica d’arte tenutisi a Venezia nel corso dell’Anno Accademico 2014/2015, curati da Maria Chiara Piva e Sergio Marinelli, con la partecipazione di Giorgio Marini, Alessandro Morandotti, Martina Frank e Orietta Rossi Pinelli

di Aurora Perin

Il ciclo di lezioni svoltosi a Venezia, presso l’Università Ca’ Foscari, tra la sede del Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali di Malcanton Marcorà e le Gallerie dell’Accademia, nei mesi di novembre e dicembre 2014 e marzo 2015, è stato organizzato dai professori Maria Chiara Piva e Sergio Marinelli.

Parte III – La Galleria alle Gallerie

Le ultime due lezioni hanno subìto uno scambio a causa dell’indisposizione di uno degli ospiti, la professoressa Orietta Rossi Pinelli.

Colei che scrive ha dunque preso parte, prima, alla quarta lezione, del 11 dicembre 2014, in cui è stato presentato il libro del professor Sergio Marinelli, “La Galleria alle Gallerie”.

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L’evento si è svolto all’interno di una delle sale delle prestigiose Gallerie dell’Accademia di Venezia ed è stato mediato dalla presenza del direttore delle stesse e dalla professoressa Chiara Piva.

L’autore ha spiegato che il libro parla di una serie di aneddoti, brevi e lunghi, riguardanti artisti e opere d’arte più e meno famose. Ha quindi scelto, tra il pubblico, una ventina di persone, assegnando ad ognuna di loro un brano da leggere e commentare.

Il primo intervento ha parlato della pittrice Rosalba Carriera, che dovette sospendere la sua attività a causa della cecità. Rosalba era una donna stravagante, talvolta si toglieva parte dei vestiti per conversare più liberamente con le amiche. Il secondo lettore ha parlato del pittore Diziani, mentre il terzo ha scelto Andy Warhol, il cui aneddoto narra che era più incentrato a far soldi che pittura, tanto da spingere gli americani a dire che, a loro, “vendette solo il suo corpo”. Il quarto intervento ha descritto il quadro di Filippo IV al Prado, raffigurante un bambino in armatura, sopra alcuni drappi rossi, con uno sguardo “che sfida già l’eterno”, in contrasto con i giocattoli posti sopra al tavolo. Il quinto ha invece scelto “la Passeggiata” di Tiepolo, dove si vede una donna camminare con due damerini, tenuti “come due manicotti” e un servo che porta la cagnolina. Il sesto lettore spiega di aver scelto “I canottieri” di Renoir, perché si è identificato con uno dei soggetti del quadro, un ragazzo spensierato, che guarda in disparte, forse al futuro. Il settimo aneddoto riguardava Franz von Stuck, i cui quadri erotici, sia maschili che femminili, irridevano i sette peccati capitali. L’ottavo presentatore si è dilungato, partendo dai “Capricci”, definiti “scene bucoliche, ma vagamente inquietanti”, sulla grandezza del loro autore, Tiepolo, che è invece spesso ricordato solo per i suoi grandi affreschi. Il nono lettore ha definito i quadri di Giotto “viaggi nel tempo” e il suo pensiero “oltremarino”. Il decimo ha raccontato l’opera “Un pellegrinaggio verso Citera”, in cui i protagonisti sembrano però fuggire. Ha commentato che gli esseri umani sono sempre in cerca di qualcosa, anche quando hanno già tutto dentro di sé. L’undicesimo intervento ha fatto notare lo stile orientale del “Sarto” di Moroni, che mostra un giovane intento a tagliare i tessuti, mentre guarda innamorato verso un punto indefinito. Il direttore delle Gallerie ha preso parola raccontando, invece, le vicende di un dipinto ritraente San Rocco, che fu spostato, assieme ad altri, alle Scuderie Vaticane : li ha definiti “pesci fuor d’acqua, mangiati crudi e rimasti sullo stomaco”. Il tredicesimo intervento ha citato una mostra sull’artista De Pisis, di cui si dice che dipingesse “città come siepi fiorite” ma che, come i migliori, sia stato “seppellito sotto cumuli di spazzatura” dai critici. Il quattordicesimo ha invece espresso una critica su Lucio Fontana, nei cui dipinti “Oltre il muro” non c’è sempre qualcosa. Il quindicesimo definisce Palladio un “misuratore della luce”, ma anche un “architetto-poeta che, per volontà altrui, diede corpo ai soldi”. Il sedicesimo aneddoto riguardava il quadro “L’apprendista pilota” di Ruol. Il diciassettesimo lettore ha scelto un aneddoto, che ironizza sul fatto che quasi tutti i musei di arte contemporanea hanno quadri uguali, o di artisti che dipingono in modo simile e, apparentemente, i visitatori trovano questa coincidenza fantastica. In seguito si è parlato delle porte bronzee di Bonanno e dei suoi allievi e di come riescano ad esprimere luce, pur essendo realizzate con una materia dura. Il lettore successivo ha riportato i lavori eseguiti sui colli attorno a Montefeltro, dove sono state create delle terrazze (a spese pubbliche) poiché si credeva che Piero della Francesca li avesse raffigurati, in questo modo, nei suoi quadri. Un ammonimento dunque, a non crearsi troppi miti, basandosi su flebili riferimenti pittorici. Il ventesimo intervento ha parlato dei quadri citati nelle fonti scritte, ma mai realizzati e delle opere di Giovanni Bellini al Quirinale. Poi cita un quadro di Pontormo, che sembra “la pallida luna dell’alba”. L’incontro è terminato con il racconto delle opere di Jean Honoré Fragonard e dei suoi giardini dalle allusioni erotiche, definendolo “un Tiepolo con la testa per aria”.

Ammetto di aver percepito questa lezione come un momento di respiro, rispetto agli altri temi del corso, anche per la vivacità e l’allegria suscitate dalla lettura di alcuni brani.

 

Parte IV – La storia delle storie dell’arte 

L’ultima lezione, sempre alle Gallerie dell’Accademia, si è svolta il giorno 5 marzo 2015, con la partecipazione della professoressa e critica d’arte Orietta Rossi Pinelli, che ha presentato il suo ultimo libro “La storia delle storie dell’arte”, con la collaborazione della professoressa Maria Chiara Piva, coautrice dello stesso.

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Il libro vuole essere un modo per spiegare come si è evoluta la figura dello storico dell’arte nel corso dei secoli, a partire dal dilettante, per passare poi attraverso il conoscitore e, perché no, anche il restauratore.

Ma il titolo indica che anche la definizione di “storia dell’arte” ha subìto un’evoluzione, in quanto, come ha dimostrato anche il corso del professor Marinelli, si è passati dai cosiddetti “mirabilia”, ai manuali di bottega (come il libro di Cennini), per arrivare alle vite degli artisti, il cui miglior esempio resta l’opera omonima, in due edizioni, del Vasari.

E proprio il libro del Vasari apre il percorso indicato dalle autrici, che termina con la storiografia degli anni Ottanta del ventesimo secolo. Il testo non è però un elenco di tutti i biografi e scrittori d’arte nazionali e internazionali, bensì vuole proporre protagonisti e situazioni emblematiche per i vari periodi storici presi in considerazione. Si è tentato anche di tracciare i cambiamenti del lessico artistico, cioè come si è arrivati agli attuali termini artistici. In particolare sono state identificate quattro categorie di riferimento per la definizione di “storia dell’arte” : la connoisseurship, quella a cui appartenevano i conoscitori d’arte; la ricerca formalista, ovvero l’analisi dello stile, della struttura e delle assonanze, per cogliere l’impianto creativo di un’opera; la storiografia positiva, ovvero lo studio delle fonti letterarie legate alle opere d’arte, comprendendo la ricerca dei programmi di alcuni famosi cicli pittorici; la storia dell’arte come storia della cultura in senso lato, permettendo quindi l’accesso alla disciplina anche alle nuove scienze, come l’antropologia.

Ma la storia dell’arte, specie nella vita professionale delle autrici, è indissolubilmente legata anche alla storia del restauro; un importante capitolo è quindi dedicato a questa disciplina che, negli ultimi tempi, ha subìto un drastico calo di interessi – e, di conseguenza, di finanziamenti – di cui la prima a risentire è stata la qualità della tutela del patrimonio.

Con un invito a ricordare, in tal campo, quanto finora è stato fatto (in particolare da Cesare Brandi e dalla sua scuola) e con la speranza che altri proseguano l’opera (magari anche letterariamente) si è dunque concluso questo incontro.

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