BRVEGEL M.D.LXIIII, Andata al Calvario

BRVEGEL M.D.LXIIII” : così si firma, nel 1564, il pittore fiammingo Pieter Bruegel il Vecchio nel proprio dipinto denominato Andata al Calvario. Eseguito ad olio su una tavola di 124 per 170 cm, è uno dei più grandi dell’artista originario di Breda, e rappresenta una messa in scena della Passione contestualizzata in un ambiente contemporaneo a lui ben noto.

La storia del quadro è contrassegnata da vari passaggi di proprietà, ai quali si alternano periodi di silenzio e si ignorano tutt’ora le date, i mezzi e i motivi per cui l’opera fu trasferita in tutti i luoghi nei quali è stata visibile nel tempo. Si attesta infatti che già fino al 1566 fosse in proprietà del collezionista Niclaes Jonghelinck ad Anversa, mentre nel 1604 il van Mander scrive di averlo visto a Praga, in coppia con un altro quadro con dello stesso tema, presso la corte di Rodolfo II, tra le opere di proprietà del sovrano. Fu poi spostato a Vienna, dove venne effettivamente registrata nel 1748 sulle pagine dell’inventario della Geistliche Schatzkammer, e ancora, dopo un trasferimento nel 1809 da Vienna a Parigi, in piena età napoleonica, oggi è custodito nuovamente dal 1815 nella capitale austriaca, al Kunsthistorisches Museum.

Il quadro risulta essere in uno stato di conservazione praticamente perfetto: la tecnica dell’olio su tela infatti, nata proprio in ambito fiammingo circa due secoli prima dell’opera di Brueghel, essendo assai più resistente della tempera ai cambiamenti e al consumo da parte degli agenti naturali, ha permesso una lunga vita al dipinto.

Nell’opera, oltre cinquecento personaggi si muovono come in corteo affollando il paesaggio collinare, già mosso dalla disomogenea morfologia del terreno che ruota come intorno ad un perno, circondando così la roccia con il mulino.
In primo piano, il compianto di una Madonna e alcuni personaggi pii, quali potrebbero essere un san Giovanni e Maria Maddalena, sono circondati da scene di vita campestre, caratteristica tipica dell’iconografia bruegheliana.
Immerso in questo scenario sovraffollato, al centro, un Cristo portacroce del quale nemmmeno si scorge il volto, e sopra di lui un albero: uno di quei tronchi ai quali all’epoca venivano amputati i rami per essere trasformati in un’orribile forca con una ruota sulla cima, alla quale veniva legato e lasciato marcire il cadavere del condannato, tra le becchettate dei corvi, sotto lo sguardo dei presenti.
Tra l’idea di movimento, ritmata dalla figura della rupe sulla quale si erge un grande mulino a vento, il tempo atmosferico ventoso con le nuvole in corsa e gli uccelli in volo, i gendarmi al galoppo sui propri cavalli, potrebbero essere visti come il simbolo della distruzione e della morte portate dalla guerra, con le loro casacche rosse che paiono quasi macchie di sangue a contrasto con i colori della campagna fiamminga. E ad un contrasto, almeno storicamente si allude. In quel periodo infatti i Paesi Bassi subivano l’occupazione spagnola e la popolazione, sottomessa, era continuamente in preda alle rappresaglie dei soldati di Filippo II.
Il punto di vista del pittore emerge con lo sguardo critico che egli aveva nei confronti della società a lui contemporanea; possiamo notarlo, autoraffiguratosi in basso a destra mentre osserva la scena, popolata da individui quasi privi di compassione per ciò che sta avvenendo, da una posizione macabra quel è quella al di sotto della forca che s’innalza in primo piano, dietro ad un mucchio di terra sul quale giace un cranio equino.
Così come la Gerusalemme ai tempi di Cristo era stata sottomessa ed occupata dai romani, allo stesso modo Brueghel raffigura la città fortificata sullo sfondo a sinistra, al di fuori della quale avviene la scena del supplizio.

Per quanto riguarda le caratteristiche formali e gli schemi compositivi della scena, questo quadro differisce dagli esempi riportati da Glück e Tolnay come possibili prototipi: i soggetti analoghi di Jan van Amstel (Louvre), Herri met de Bles (Vienna, Gemäldesammlung der Accademie der bildenden Künste) e Pieter Aersten (già Kaiser-Friederich Mus. di Berlino, andata distrutta).
Su asserzione di Michel, la topografia della composizione farebbe riferimento ad un analoga tavola delle Moeurs et fachons de faire des Turcz di Pieter Coecke, così come all’Andata al Calvario di Anversa del 1552, dipinta per mano di Pieter Aertsen, e infine al Golgota di Basilea appartenente al Monogramma di Brunswick.

In quanto invece al modulo adottato, si potrebbe affermare che la modalità applicata dal Brueghel in quest’opera abbia saputo fondere magistralmente il vecchio stile gotico dei paesi nordeuropei con il manierismo appreso grazie al viaggio in Italia, compiuto dall’autore negli anni a cavallo tra il 1551 e l’inizio degli anni Sessanta del secolo stesso, prima di rientrare in patria.

Lo storico dell’arte Michael Francis Gibson è autore del libro intitolato “The Mill and the Cross”, utilizzato come base per l’omonimo film del 2011 diretto dal regista polacco Lech Majewski.

 

Nota bibliografica:

-Bianconi Piero, L’opera completa di Bruegel, I classici dell’arte, Rizzoli Editore, Milano, 1967

-Istituto per la Collaborazione culturale, Enciclopedia Universale dell’Arte, vol. II, Sansoni, Firenze, 1958

-Gombrich Ernst H., La storia dell’arte, cap. 18, Phaidon Press, Londra, 1950

-Timmermans Felix, Bruegel, 1928, traduzione di Adriana Ferri, Castelvecchi Editore, 2015

 

pieter_bruegel_d-_a-_007

Pieter Bruegel il Vecchio, Salita al Calvario, 1564, olio su tavola 124×170 cm, Kunsthistorisches Museum, Vienna

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...