Questo 2016, passato fra un libro e l’altro, con una certa nostalgia di Venezia

La Toletta e l'acqua alta, foto di Carla Sitran

Alternando una lettura all’altra fra il sapore di qualche Nostrano del Brenta, sigari veneti, nati sotto l’allora Repubblica di Venezia, e che ancora oggi portano nomi che ne evocano le icone: il Sestiere, il Doge, il Ducale, quest’anno l’ho passato in un certo senso ancora legato a Venezia: la città dove ho vissuto durante il mio primo anno di università e conosciuto amici speciali… ogni tanto ci si torna insomma, almeno col pensiero.

Nonostante sia stato in quella fantastica città di mare solamente quattro volte quest’anno, la nostalgia si faceva sentire… disertata anche una gita in burchiello ad aprile, il desiderio di essere ancora là era davvero forte, pur rimanendo a casa, tra Sirmione e Verona, un tempo anch’esse sotto il dominio della Serenissima, tanto che leoni alati se ne trovano diversi anche qui, a Desenzano, a Peschiera, a Salò, e anche sulla facciata dello stesso castello scaligero di Sirmione, a pochi passi da dove abito ora.
È stata come una vasta eco dal mare… che un tempo arrivò realmente a disperdersi fino a Brescia e a Bergamo.

Un anno abbastanza tranquillo, avvolto dalla mitezza di questo magnifico entroterra italiano, l’erasmus all’estero lo farò, spero, l’anno prossimo, e durante le pause dagli studi universitari ho ascoltato parecchio Vivaldi, dalle sonate per violoncello fino ai magnifici pezzi per clavicembalo, iniziate le Vite di Giacomo Casanova, ri-guardatone l’elaborazione cinematografica creata da Federico Fellini e visto per la prima volta Anonimo veneziano, un film del 1970 diretto dal regista Enrico Maria Salerno.

Sono davvero tanti i ricordi anche per quest’anno, e devo ammettere che per un motivo o per l’altro non ho nemmeno avuto modo di scrivere con molta frequenza su questo Diario in rete.

Ma prima o poi avrei sicuramente raccontato di tutto il tempo, davvero molto, passato fra una liberia e l’altra, dall’Acqua Alta alla Libreria Francese vicine a San Giovanni e Paolo, le storiche librerie Bertoni e La Toletta, delle vere proprie minère, per dirla alla veneta, tutte più o meno nascoste come piccole gemme incastonate su quell’isola dei tesori che è Venezia.

Vorrei presentare quindi, in ricordo di quest’anno, sei libri che parlano di quella fantastica città marinara.

Sono stati pubblicati negli ultimi due anni, dunque si tratta di edizioni abbastanza recenti, salvo una, la famosa «Tempesta» interpretata, datata 1978 e riedita per i tipi di Einaudi nella collana Saggi con tirature, per quanto mi risulta almeno fino al 2013, e tradotto in ben sei lingue…

Raggruppati da me in tre parti, sono tutte più o meno intrecciate se non direttamente collegate, come è del resto logico per la vita di Venezia, con l’universo artistico nel quale la galassia veneziana occupa uno spazio ben visibile, anche da lontano.

Di Salvatore Settis, noto archeologo e storico dell’arte, ho voluto qui riportare due saggi di notevole importanza per la storia dell’arte e la tutela del patrimonio culturale e paesaggistico:

Il sopracitato La «Tempesta» interpretata, Einaudi  1978 e Se Venezia muore, Einaudi 2014.

In un breve excursus multiculturale, ho voluto riportare due letture altrettanto impegnative, ma anche piacevoli e interessanti:

L’idea del theatro di Giulio Camillo Delminio, curato da Lina Bolzoni, edito da Adelphi nel 2015 e il catalogo della mostra allestita quest’anno a Palazzo Ducale, Venezia, gli Ebrei e l’Europa 1516-2016, edito quest’anno da Marsilio.

In conclusione, per ricordare il cinquecentesimo anniversario della scomparsa di Aldo Manuzio, ho selezionato un altro catalogo, quello della mostra dedicata alla biografia del celebre tipografo veneziano:

Aldo Manuzio, il rinascimento di Venezia, Marsilio 2016 e dulcis in fundo, il libro Venezia e Moby Dick, una divertente raccolta di racconti che parlano di Venezia, scritto dal prof. Cesare De Seta, edito da Neri Pozza nella collana Il cammello battriano.

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