Recensione #1: La «Tempesta» interpretata e Se Venezia Muore di Salvatore Settis

Di origini calabresi, una vita da viaggiatore dedicata allo studio dell’archeologia e della storia dell’arte in giro per il mondo, dal Warburg Institute di Londra al Getty Research Institute di Los Angeles, ha diretto la Scuola Normale Superiore di Pisa e presiede il Consiglio Scientifico del Louvre. La saggistica di Salvatore Settis parte dagli studi storico-artistici e spazia fino al diritto e alla sociologia, mettendoci a disposizione strumenti di conoscenza ed esempi di etica.

Fra la corposa bibliografia dell’autore, del quale ho già letto e consiglio anche Futuro del ‘classico’ (2004), Azione popolare (2012) e Il mondo salverà la bellezza? (2015), vorrei presentare due libri: uno studio su una famosa quanto enigmatica opera d’arte veneta, e un pamphlet nel quale si parla dei problemi attualissimi che Venezia vive ogni giorno, rischiando di scomparire tanto fisicamente, quanto a livello umano.

La «Tempesta» interpretata, Giorgione, i committenti, il soggetto, è una delle letture che più mi hanno avvicinato agli studi storico-artistici, rendendomi cosciente dell’infinità dei possibili metodi d’indagine. Si tratta del pittore di Castelfranco, il ben noto Giorgione, lo “Zorzi” conosciuto “più in quanto mito che come uomo”, come scriveva D’Annunzio.
Per sua natura, non si tratterebbe di una lettura di piacere: si tratta infatti di un saggio storico-critico abbastanza impegnativo, ricco di rimandi a metodologie di analisi e di ricerca avanzate già per l’epoca nella quale fu scritto, e che ancora oggi risulta a tutti gli effetti come uno dei classici per la ricerca di nuovi metodi per la storia dell’arte. Le interpretazioni di quest’opera infatti sono numerose e diverse, nate sulla scorta di metodi d’indagine che hanno fatto la storia della letteratura artistica e della critica d’arte, fino ad oggi.
Nel saggio di Settis, La Tempesta viene affiancata al dipinto I tre filosofi e alle sue esegesi, che vanno dalla religione alla filosofia e alla mistica fino ai misteri alchemici e magico-cabalistici ampiamente diffusi in quell’epoca. Numerosi confronti iconografici sono magistralmente inseriti su una linea temporale che parte da modelli precedenti, di pittura e di disegno come di scultura, dai quali il pittore potrebbe aver appreso e registrato nella propria memoria artistica diversi modelli, diretti come mediati. Già dall’immagine di copertina, emerge l’impostazione warburghiana con il riferimento ad un possibile pathosformel: l’archetipo si ripresenta in momenti e contesti differenti nel corso della storia e in particolare della produzione artistica. Si va dunque dai miniatori medievali al raffinato Gentile da Fabriano, passando dai marmi medievali di San Marco e del Duomo di Pisa, per presentare un elenco selezionato di artisti operanti nella Venezia rinascimentale: Giovan Francesco Caroto, Giovanni e Jacopo Bellini, Palma il Vecchio, Jacopo Bassano, Sebastiano Dal Piombo e ovviamente Tiziano, l’altra celebre figura di artista, sulla quale la critica tutt’ora si schiera per le attribuzioni di alcune opere, indecise fra lui e Giorgione.
Il dibattito critico per l’interpretazione di quest’opera è ancora molto acceso, con numerose tesi che si sovrappongono l’una all’altra. C’è chi sostiene che La Tempesta non necessiti nemmeno di un’interpretazione… e invece, a quanto pare, nella pittura rinascimentale ogni quadro può presentarsi complesso e variegato proprio come una di quelle immancabili sfere armillari presenti nella miriade di tòpoi della sua intricata e labirintica matassa iconologica.
Per questo serve almeno una guida, un punto di partenza, un metodo per intraprenderne il complesso e articolato percorso conoscitivo. E in questo caso, si parte dal classico.

image_book

Se Venezia Muore… L’autore qui non usa mezzi termini, e già dal titolo pone la questione ormai più quasi come un’eventualità reale piuttosto che un’ipotesi. Venezia un tempo era il cuore pulsante di un vero e proprio impero: la Serenissima, la Dominante, Regina dell’Adriatico: una delle più potenti repubbliche marinare della nostra penisola. Attraverso oltre un millennio, che da tanto dura la sua storia, Venezia ha subito numerose crisi, come quelle in seguito alle epidemie di peste o alla decadenza in reazione all’apertura delle nuove rotte commerciali nell’Atlantico. Nonostante tutto, formidabile è stata la sua capacità di reinventarsi e di superare numerosi periodi bui, rimanendo sempre fedele a sé stessa e alla propria identità in ogni momento cruciale, mantenendo vivido il proprio ricordo fra i popoli, come una delle più grandi potenze europee del passato, quella che Robert Byron ricorda nella sua Via per l’Oxyana come la “porta di ogni Oriente”, per sempre nel cuore di Marco Polo nelle Città invisibili di Italo Calvino.
Ma nonostante la Venezia dell’arte e della letteratura ci lasci un’eredità immensa, con impronte che vanno ben oltre gli attuali confini territoriali, quella di oggi rischia di perdere la memoria di sé, scomparendo lentamente, a cominciare ad esempio dai propri abitanti. La tirannia di un mercato senza scrupoli e la corsa dissennata del consumismo stanno infatti spopolando e cancellando a ritmi sempre più inquietanti l’originario quanto originale tessuto urbano insieme alla varietà multietnica e multiculturale di Venezia. Dagli spettacoli abominevoli delle “grandi navi” allo scandalo del progetto Mose, la Laguna è attualmente vittima di sempre nuovi e pressoché incontrollati sfruttamenti, stuprata dalle lucrose politiche turistico-alberghiere di affaristi palazzinari assetati di facili guadagni.
E invece, questa città che ha da sempre ispirato il mondo, è fonte inesauribile di risorse ben più importanti del cemento latitante e del feticismo di un denaro in molti casi sporco.
Le vere, autentiche architetture di Venezia ci sono già: molte sono ormai vecchie di secoli, e meriterebbero di essere degnamente restaurate; nessuno del resto può negare che Venezia stessa, con il suo dedalo intricatissimo di calli e canali intervallati da campi e campielli, sia uno fra i più autentici e ineguagliabili labirinti architettonici della storia.
Ma soprattutto, è necessario che Venezia inizi ad essere considerata come qualcosa di ben più importante di un banale luna park, e si liberi degli infamanti fenomeni da Cargo cult che la stanno rovinando, facendola cadere rovinosamente verso l’oblio di sè stessa.
In questo libro emerge come Venezia sia un dizionario formato da migliaia di voci e relativi significati, “una macchina per pensare” che dovremmo conoscere al meglio per poterla capire, e infine salvarla mantenendone vivo l’antico ricordo di un destino glorioso.

massettis_2014-f6f0d

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...