Recensione #2: L’idea del theatro di Giulio Camillo e Venezia, gli Ebrei e l’Europa 1516-2016

Per questa seconda, duplice recensione ho scelto di presentare due libri, il primo inizia raccontando di Venezia a partire dal Rinascimento, e il secondo fu messo alle stampe proprio in quegli anni, più precisamente nel 1550, con la sua editio princeps uscita ormai già sette anni dopo la morte del suo autore, improvvisa e precoce, forse per stravizi amorosi.
Non si tratta di due libri necessariamente legati fra di loro, anche se impronte di dottrine ebraiche si trovano ben evidenti nelle fondamenta eclettiche e multiculturali all’origine de L’idea del theatro.
Di cultura ebraica si trovano infatti numerosi e dotti riferimenti anche nell’Opera di Giulio Camillo, affascinato, come del resto moltissimi umanisti di quel periodo, dalla lingua ebraica e dai misteri della cabala, con tutte le formule alchemiche e il pensiero esoterico ad essa legati, magistralmente spiegati dalla curatrice del libro, la professoressa Lina Bolzoni.

Giulio Camillo Delminio , come per molti versi la sua opera più famosa, che fece sognare generazioni di studiosi e di umanisti, rimane ad oggi una figura misteriosa, dimenticata quasi nella memoria di quel Rinascimento che dell’ars memoriae fece una delle attività e dei passatempi più ricercati dai cultori della cultura antica, come già Cicerone e gli oratori, presi a modello poi da numerosi umanisti, quali ad esempio lo stesso Delminio o il celebre Giordano Bruno. Delle sue origini si sa davvero poco: non conosciamo infatti con sicurezza la sua data di nascita, la quale si aggira attorno agli anni ottanta del Quattrocento, probabilmente nei pressi di Portogruaro, in Friuli. Non conosciamo nemmeno il suo vero nome: Bernardino secondo alcune fonti, ma è piuttosto sicuro che Giulio Camillo sia in realtà uno pseudonimo inventato da lui medesimo per costruire su di sè un’aura latineggiante, così com’era in voga fra gli umanisti del Rinascimento.
All’Università di Padova compì i suoi studi, dedicandosi poi all’insegnamento di due fra le più importanti discipline classiche: l’eloquenza e la logica.
A Venezia era circondato da amici illustri: dal cardinale Pietro Bembo al poeta Pietro Aretino, fino al pittore Tiziano; fu anche amico di Erasmo da Rotterdam, il quale lo ricorda nella sua opera il Ciceronianus per una singolare dote nelle arti oratorie. Ed è proprio grazie alla forza di queste doti di eloquenza che L’idea del theatro si presenta come un libro nel quale ci vengono presentate le istruzioni per raccogliere in un unica struttura architettonica tutto il sapere degli antichi, almeno fino a Giulio Camillo. L’autore partì strutturandola sulla forma di un teatro antico, così come già era noto dalle fonti di Vitruvio, l’architettura ideale nella quale potessero essere collocate per essere consultate e passate in rassegna parole, frammenti di miti greci e latini, da creature impressionanti come le Gorgoni fino agli dei, i quali corrispondevano ai sette scompartimenti principali, come sette anche erano le sephirot della cabala ebraica, e su questi sette settori, in salita e discesa sono collocati, sotto ogni astro divino (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove e Saturno) sette immagini ad esso corrispondenti, perché caratterizzati dalla loro specifica influenza. Lo spettatore dunque dalla scena del teatro può assistere a tutto lo spettacolo planetario imbastito dalla meravigliosa opera del ‘mago’ Giulio Camillo.

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Venezia, gli Ebrei e l’Europa 1516-2016 è invece il catalogo dell’omonima mostra, tenutasi dal 19 giugno al 13 novembre di quest’anno presso l’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale. In nove sezioni è stata esposta, con un ricco assortimento di documenti, testi, mappe e opere d’arte e di finissimo artigianato, la storia delle comunità ebraiche veneziane, fortemente presenti in laguna già da prima della  nascita del “ghetto”. Nel lontano medioevo infatti esistevano diversi ‘banchi’ di ebrei anche a Mestre e nella terraferma veneta. Ma è con la crescita e lo sviluppo economico e commerciale di una Venezia dichiaratamente cosmopolita che numerose comunità ebraiche migrano dalle più  diverse zone del Medio Oriente così come dall’Europa stessa, in seguito alla diaspora iberica. Gli Ebrei hanno avuto un ruolo molto importante per la crescita culturale di Venezia: non solo a livello finanziario, ma anche in diversi altri settori, come l’editoria, ai primi posti nelle classifiche a livello mondiale per quel tempo. Con la fondazione del ghetto, si costruirono sinagoghe e tutta l’urbanistica relativa ad esse, una vera e propria cittadella nella città, così come divenne d’uso a seguire in tutto il resto d’Europa. Una storia che durò secoli, testimone di mille eventi, passando anche dalle tragicità dell’olocausto durante la seconda guerra mondiale. La storia Ebraica ci è maestra in molte occasioni: partendo da una diversità che ha fatto in molti casi da ponte fra culture fra loro diversissime, come l’islamica e la cristiana durante il medioevo, ci narra delle migrazioni e dei mille viaggi attraverso il mondo, di una religione antichissima, di tradizioni millenarie che ancora oggi esprimono il loro fascino attraverso l’arte e la letteratura, la cucina, la musica e lo spirito.

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