Recensione #3: Venezia e Moby Dick e Aldo Manuzio il rinascimento di Venezia

In quest’ultima puntata presenterò un libro contemporaneo che parla della storia di Venezia e un catalogo di una mostra che ho avuto il piacere di visitare lo scorso marzo.

Venezia e Moby Dick è un vero e proprio navegar pitoresco da Manuzio a Melville. Edito quest’anno nella collana Il cammello battriano, la raccolta di letteratura di viaggio, scritti biografici e autobiografici curata per i tipi di Neri Pozza, il libro di Cesare De Seta si presenta come una vera e propria navigazione attraverso la fascinosa galassia veneziana, quell’agglomerato di arte e artisti che ancora oggi ci fanno rivivere, in laguna come in terraferma, gli splendori millenari della Serenissima: meraviglie per i nostri sensi e linfa senza fine per i nostri sogni.
Ad una prima agile lettura appare elegantemente strutturato, robustamente definito come l’armatura di un vascello, nel quale ogni cosa è interconnessa a formare un unico corpo. Sfogliando queste pagine emergono, oltre ad una profonda conoscenza della storia della Dominante, raccontata con semplicità e per questo utile a guidarci nel viaggio, soprattutto quella che è la vera anima di questa raccolta di racconti: l’intima passione e l’amore dell’autore per Venezia.
E fin da subito, il mare si fa oceano, e dalle acque agitate dagli enigmi della Tempesta del misterioso e affascinante Giorgione si passa ad ammirare gli orizzonti splendenti del mitico Tiziano, per poi sentire i venti rivoluzionari e ribelli di pittori come Tintoretto, Paolo Veronese o El Greco, così come le brezze composte, talvolta capricciose dei vedutisti Canaletto, Guardi e Bellotto.
È un vero divertimento lasciarsi andare alla lettura dei dialoghi a pièces teatrali fra i diversi artisti, studiosi e critici d’arte, quasi come fossero tutti dei marinai a bordo del medesimo vascello veneziano, che a tratti si fa anche burchiello. Andando per vedute possiamo possiamo diventare spettatori dell’originale lavoro di fantasia con il quale sono stati abilmente intrecciati elementi della verità storica, personaggi realmente vissuti (e viventi) e luoghi ben definiti, con situazioni e circostanze che faranno sicuramente divertire ogni lettore di spirito.
Infine, col vento in poppa, dai mari settecenteschi e neoclassici di Longhi, Casanova e Canova, la navigazone s’inoltrerà fino alle marine di Turner, sfociando tra memorie e impressioni di Manet, Sargent e Zola, fino a riportare gli ormeggi a noi, e ai mille problemi della nostra, attualissima Venezia.

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Il volume, brossurato, è uscito in un anno speciale per la storia veneziana e per l’editoria: è infatti in coincidenza del cinquecentesimo anniversario di  un’icona della storia del Rinascimento veneziano.

Aldo Manuzio, tipografo veneziano fra i più influenti e famosi della storia moderna, che questo scritto s’immerge nella storia di Venezia insieme ad uno degli emblemi della sua cultura. Il delfino che scivola su di un’ancora alla quale si affiancano le sillabe AL – DVS. E quale forma poteva essere più evocativa per una città di mare, se non quella di un pesce? Fra l’altro, Venezia vista a volo d’uccello ha proprio la forma di… un simpatico cetaceo!
Così dunque, come la balena bianca di Melville, il filo conduttore di queste storie si inabissa per poi riemergere fra le parole scritte, seguendo la scia lasciata dalla memoria e dalla fantasia dell’autore, con sorprese tutte da scoprire.

Ritornando all’emblema rinascimentale di Aldo Manuzio, ricordo con molto piacere di aver visitato, quasi a dorso di delfino, la mostra a lui dedicata, sul rinascimento di Venezia in un allestimento speciale alle fantastiche Gallerie dell’Accademia. La mostra è stata aperta dal 17 marzo al 19 giugno di quest’anno, ben diffusa anche sui social network, con pubblicità e annunci accattivanti oltre che belli da vedere. Così come recita la locandina, sono stati esposti, accanto alle relative opere letterarie d’ispirazione, fra gli altri, opere dei pittori Bellini, Carpaccio, Giorgione e Tiziano. Nel ricchissimo ed eclettico umanesimo veneziano c’era spazio per ogni forma artistica: hanno trovato posto nelle teche dunque manufatti di scultura, oreficeria, bronzetti, miniature raffinatissime, monete e medaglie, senza tralasciare qualche rimando anche all’architettura. Ho potuto ammirare, in un completo srotolamento delle figure a stampa, la magnifica Hipnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna, uno dei testi più misteriosi della storia della letteratura. Una mostra così è valsa davvero la pena di essere vista, e anche il catalogo può essere un utile strumento di ricerca e fonte d’ispirazione per qualche futura tesi sul rinascimento veneziano e la storia del libro.

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