Leonardo • L’uomo e la natura

“Naturalmente li omini desiderano sapere” 

Una foglia, infiniti orizzonti e paesaggi dalle prospettive aeree, il sognato volo degli uccelli e il gioco ipnotico dei vortici dell’acqua in una cascata… numerosissimi fogli e carte di note e appunti sparsi qua e là: attraverso il disegno e la pittura, forte della sua erudizione in un’evoluzione sempre progressiva, il genio di Leonardo ha saputo rappresentare il visibile per mezzo di allegorie attente e rigorose, mettendo bene in chiaro il proprio sincretismo di artista con la natura, ricavandone dalla sua anatomia la creazione e l’artificio, dal fenomeno naturale la legge meccanica, l’invenzione rivoluzionaria.

I suoi studi, ordinati a partire dal 1508, dieci anni prima di lasciare il mondo che aveva tanto osservato, indagandone i misteri più profondi e sondandone la natura nei più diversi campi del sapere, ci offrono un sunto magistrale dell’opera dell’uomo uomo e dello scienziato più famoso del Rinascimento. Un’arte all’acme di una maturazione intesa in senso umanistico, e una filosofia scientifica, antidogmatica, matematica, razionale, e allo stesso tempo anche religiosa.

Uscito per l’Editore Feltrinelli nel lontano 1952, Leonardo, L’uomo e la natura è un classico della letteratura italiana, interessantissimo e altrettanto piacevole trattato passato alla storia della scienza. Si può leggere come la raccolta di racconti delle sperienze, della ricerca e dell’estetica leonardesca nel senso prorio e originario del termine.

Dall’osservazione delle leggi della natura, gli studi di fisica, Leonardo riuscì a discernere sommamente scienza e tecnica, dedicando ai due momenti conoscitivi le caratteristiche funzioni intellettiva e creativa. Teoria e prassi sono strettamente collegate fra loro nella poetica vinciana: l’una abbisogna dell’altra e viceversa, in un’organizzazione e distribuzione delle parti che rasenta la sublimità della perfezione.

Il naturalismo estetico di Leonardo, come quello di tutti i grandi maestri del Rinascimento, non è semplicemente imitativo: Come la scienza, nella molteplicità dei fenomeni, deve trovare la ragione essenziale di essi, interpretarli, giungere a una legge che li organizzi; così l’arte deve riuscire a cogliere, coi suoi mezzi, il significato profondo dell’esistenza, deve scegliere e scoprire l’essenziale, deve interpretare con evidenza figurativa la realtà del mondo: “Il pittore che ritrae per pratica e giudizio d’occhio, senza ragione, è come lo specchio, che in sé imita tutte le a sé contra poste cose, senza cognizione d’esse”. E ancora: “Il dipintore disputa e gareggia con la natura.” Ossia: il pittore non copia il vero, ma esprime nel quadro, in termini figurativi, i risultati della sua conoscenza.

(dall’introduzione di Mario De Micheli)

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