L’INTARSIO: QUELL’ ARTE LAPIDEA • il mestiere di Giuseppe Ponzanelli

Giuseppe Ponzanelli è nato a Botticino il 6 dicembre 1960. Le sue origini sono carraresi e la tradizione famigliare di artigiani lapicidi nonché artisti lavoratori del marmo. Si avvicina precocemente all’arte dell’intarsio e inizia a seguire i corsi Vantini a Rezzato con i maestri A. Confortini e G. Zanardelli. Sviluppa la passione per la scultura e l’ intarsio in pietra, lavorando anche presso importanti laboratori fiorentini. Si distingue per uno stile classico, ispirato da grandi figure come Michelangelo, Canova, Messina, Engheben e i classici greci. Ha partecipato a premi e mostre collettive, e gode di importanti riconoscimenti, sia in ambito artistico che di conservazione e restauro. Incaricato di numerose commissioni, Giuseppe Ponzanelli si è distinto lavorando prevalentemente per privati in opere di alto livello: intarsi, sculture e restauri. Ma anche per realizzazioni a carattere pubblico, come per gli Spedali Civili di Brescia, e per lo Stato Vaticano, con gli stemmi eseguiti per i pontefici Benedetto XVI nel 2012 e Francesco I nel 2014, attualmente proprietà della Santa Sede.

“Mi ispiro agli artigiani antichi, agli intarsiatori fiorentini del Rinascimento come ai bresciani che nei secoli passati hanno onorato le nostre chiese con opere meravigliose. Una tradizione ormai quasi persa: diffusa e molto apprezzata presso le più ricche corti almeno fino a cinque secoli fa, oggi è arte d’élite, dunque molto costosa e per intenditori…” (Ponzanelli)

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Breve storia dell’intarsio: un mestiere e una tradizione antichissima 

La tarsia o intarsio lapideo consiste nell’inserimento su una lastra di fondo, solitamente in materiale marmoreo a vista, di pietre dure su dei vani dette casse, appositamente scavati per contenere le forme scalpellate ed intagliate, di pietra dura generalmente semipreziosa, perfettamente sagomate in modo tale da aderire perfettamente alla superficie incavata alla quale vengono fissate mediante resine e colle. L’intarsio prevede un’incisione sul materiale prescelto (pietre tenere, legno, ecc…) e il riempimento delle parti vuote con impasti al fine di trattenere i pezzi tagliati e per dare origine quindi alla decorazione voluta. Gli elementi sagomati e ritagliati di vario materiale come legno, pietra, vetro, madreperla, vengono avvicinati per ottenere le figure desiderate. Dopo aver posizionato i tasselli si procede con la stuccatura e la lucidatura con l’utilizzo di cere. Lo splendore eterno delle pietre dure dovuto alla meraviglia delle colorazioni, nonchè la compattezza della materia portò gli intarsiatori fiorentini del Rinascimento a specializzarsi in un nuovo campo: la miniatura. Gli strumenti che ancora oggi si usano per lavorare con le pietre dure sono l’archetto, costituito da un ramo di castagno, il filo di ferro dolce e la polvere abrasiva a base metallica. Si esegue con frammenti di lastre di pietra colorata, private della loro rigidità, incassate l’una con l’altra e trasformate in disegni che riproducono i tradizionali fiori, paesaggi, nature morte, animali, stemmi araldici, o in rari casi anche figure umane. Ogni tipo di pietra dura può andare bene e ciascuna venatura o striatura del minerale viene elegantemente giocata fino ad ottenere cromatismi che hanno per fine la meraviglia dell’impatto visivo. Con questa tecnica possono essere realizzati numerosissimi oggetti d’arredo: piani di tavoli, pannellature, scatole e pendenti: il risultato finale appare all’occhio in tutto e per tutto identico a una pittura. L’intarsio italiano così come oggi lo s’intende nasce come “arte minore”. Dalla tradizione tardomedievale, arti minori erano chiamate tutte quelle che si differenziavano da disegno, pittura e scultura o ne erano semplicemente prodotti derivati: l’oreficeria, l’ebanisteria, la tessitura di tappeti e arazzi, le porcellane e le maioliche, le tabacchiere, la lavorazione di vetri e i cristalli, la glittica. Vede il suo fiorire in pieno Rinascimento, nella Firenze Medicea, alla Corte di Ferdinando I de’ Medici nel 588 con la fondazione dell’Opificio delle Pietre Dure: una scuola di formazione professionale attiva tutt’oggi, volta allo studio e alla lavorazione di pietre dure o preziose e marmi.

Ma le origini dell’intarsio affondano radici molto più profonde nella storia, emerse da ricerche e scavi archeologici condotti sulle antichità mesopotamiche, i cui prodromi si datano a partire dalle manifestazioni artistiche e all’artigianato delle civiltà sviluppatesi fra il Tigri e l’Eufrate. Così avveniva nelle decorazioni di statue e manufatti arricchiti da parti in lapislazzuli, malachiti, paste vitree o metalli: ad esempio, la cura dei dettagli di parti anatomiche nelle statue: occhi, labbra, orecchie, accessori come la testa del Sacerdote Shibum, proveniente dall’attuale Siria e conservata presso il Museo Nazionale di Damasco, o tavole in materiale litico: motivi decorativi, quali gli stessi dello stendardo di Ur, o la magnifica Porta di Ishtar. Per quanto riguarda l’Antico Egitto, gli intarsi più antichi risalgono alla I dinastia. Si tratta di piccoli manufatti: opere decorative su cofanetti in legno e avorio. Nello stesso periodo, verso il III millennio A.C., l’intarsio si ritrova frequentemente in architettura con pietre dure, conchiglie fermate con impasto di bitume. L’Asia Minore era il centro di questa produzione. Nella prima metà del II millennio A.C. nelle opere d’intarsio venivano utilizzate anche paste vitree che consentivano facili trasparenze e colori vivaci, in piccoli pannelli. A Creta, già in epoca minoica, quest’arte visse un periodo d’oro: si hanno intarsi di vari materiali preziosi: cristallo di rocca, legni pregiati e madreperla. Dal periodo Romano poi si attribuisce la difusione della tecnica dell’intarsio a Mamurra, cavaliere originario di Formia. Ritroviamo intarsi di quel periodo in case patrizie di Ercolano, Ostia e Roma.

L’intarsio è quindi testimone di un’evoluzione artistica e di una tradizione storica plurimillenarie, che raccontano il meraviglioso tentativo di far uscire dalla pietra lavorata una luce mancante o appena accennata nel materiale grezzo, fino a creare un’opera di forte magnetismo visivo.

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