F. Cordova • Alla Pineta di Pinzolo, 1994

«La dominante che mi colpisce di Florisa Cordova, in tutta la sua opera presa globalmente, è l’equilibrio: una serenità di forme avvolgenti eppure non univoca, dove le cose vivono nel ricordo dei loro gesti e delle loro vicende, e gli impassibili cieli dei paesaggi corrono di sfumatura in sfumatura per spingere verso altri cieli, quelli delle stanze chiuse dietro i vasi di fiori e le brocche, le ortensie appassite, i nudi cèzanniani, i pochi bellissimi soggetti sacri che ansimano traboccando, è il caso di dirlo, una profonda fede in Dio.

La Cordova ha mutuato al maestro Cristoforo De Amicis la tirannica religione della pennellata destinata a costruire, il senso delle masse che affiorano sulla tela come una ideale terra ferma, compatte e inderogabili, l’attenzione verso i piani così lievemente degradanti che sembra non ci siano.

È un dipingere pieno di interiorità…».

Curzia Ferrari, Scena Illustrata, Roma, gennaio 1981. Dal Catalogo FLORISA CORDOVA (opere: 1967-2002)

 

 

Fra i “maestri del colore” di mia prozia Florisa Cordova (1922-2015), un punto di riferimento è stata anche la figura di Georges Braque (1882-1963).

In questa occasione ho voluto porre affiancare due dipinti fra i quali intercorre quasi un secolo di distanza:

• G. Braque, Case all’Estaque, olio su tela 1900, cm 73 x 60

• F. Cordova, Alla Pineta di Pinzolo, olio su tela 1994, cm 80 x 65, cat. 1533

Nella Pineta di Pinzolo si scorge l’innesto di un’architettura di case dalla chiara eco bracquiana in un ambiente cèzanniano, che avvolge le costruzioni squadrate con una ondulata corona di conifere, simili agli alberi dei giardini dello Château Noir degli ultimi tempi dell’Opera dell’artista (1904 circa).

Il bosco appena mosso dal vento, le piante con i loro tronchi allungati e le fronde emeraldine evocano infatti i cromatismi, e soprattutto le forme del pittore di Aix-en-Provence, in un fusione che è capace di stare in armonia con la matrice precubista  di Georges Braque.

Infine, se le due tavolozze mostrano scelte diverse di colori, come se due paesaggi simili fossero inquadrati in giornate differenti, con una luce che potrebbe essere filtrata in modo diverso da delle ipotetiche nubi, l’effetto di contrasto temporale in un certo senso è come se le mettesse in analogia: il ritmo scorre più lento, tendente ad una quiete di pomeriggio assolato nella pineta di Pinzolo, mentre all’Estaque tutto sembra mosso da un vento fresco che prelude ad un acquazzone .

Rispetto ai colori freddi magistralmente utilizzati da Braque a creare un’effetto di raccoglimento psicologico, nella Pineta la scelta cromatica si fa più tiepida, brillante, a tratti più pacata, e la reazione è diversa: come un miraggio, le case di Pinzolo sembrano uscire da un sogno lucido, e la nostra vista si distende, l’occhio scruta oltre le piante e al di là delle case dove sullo sfondo, nascosto da un’aria tinta di viola, si innalza la parete vegetata di una montagna.

 

 

 

 

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