La poesia sottile della consunzione (Tra le rovine)

Una riflessione di Paolo Veronese sul Romanticismo, con recensione del libro “Tra le rovine” di Christopher Woodland

ARTIFICIOSA ROTA

Caspar David Friedrich nel 1830 dipinse Iltempio di Giunone nella valle di Agrigento, sovvertendo un principio che più o meno consci si segue anche oggi nel fotografare un edificio qualsiasi. Invece che dal colonnato – o quanto resta – frontale, si dedicò alla riproduzione dalla prospettiva opposta, dal retro. Era una celebrazione della rovina in sé, una soluzione estetica esatta, a ritrovare nel luogo della visione il rovesciamento dei principi, della sopraggiunta irriconoscibilità di metope e glifi, ma pure di dèi che ormai sembrano aver abbandonato i marmi. Sembrano, eppure nella consunzione ad opera del tempo, Α e Ω fra gli artisti, è lecito leggere tutta la cifra del mondo, tutta la funzione della natura e tutto il digrignare di ingranaggi in un cosmo remoto. Solo Chronos sembra assiso nel suo impero sulla vanitas vanitatum concreta di tutte le cose, e fra sterpi e monche colonne l’uomo è davanti…

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