Ai maturandi

In questi giorni sono uscite le materie presenti alla cosiddetta “maturità”.
Non mi stupisce il fatto che gli studenti di quinta superiore siano preoccupati, come lo ero io ai tempi, ma la cosa che mi fa girare i neuroni, se non altro, è che, al 2017, non si è ancora metabolizzato il fatto che a rendere uno studente maturo, non sono le materie estratte, dal Ministero o dal Consiglio di Classe, ma è la vita presente fuori delle quattro mura della scuola a rendere possibile tale cambiamento nell’allievo.
Al quinto anno delle superiori, lo studente termina un ciclo di tredici anni di scuola (5 elementari, 3 medie e 5 superiori, in media) con un bagaglio di conoscenze in determinati campi dello scibile umano.
Però, a mio modesto parare, lo studente dovrebbe imparare a VIVERE: la vita fuori dalla scuola è molto più complessa e richiede una preparazione.
Ma quindi che contribuito ne da’ la scuola? Cosa ci guadagna un docente quando assegna un 4 ad uno studente? Nulla: fa solo sentire lo studente un fallito e che vale quanto stabilito dal voto preso. CHE SCHIFO!
Signori, abituiamoci a imparare meno nozioni scolastiche (per carità, indispensabili) in favore di acquisire uno stile di vita, di creare delle relazioni con gli altri e di imparare, alla base, l’educazione.
E’ ovvio che la cultura è fondamentale, indispensabile, ma non è tutto.
Detto ciò, tornate pure a fare le vostre equazioni di matematica o a tradurre le versioni: il mondo, però ora, gira così…

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