Perdonare: un gesto tanto grande, quanto faticoso

Quando ho camminato fuori dalla porta verso il cancello che avrebbe portato alla mia libertà, sapevo che se non avessi lasciato l’amarezza e l’odio dietro di me, sarei rimasto ancora in prigione.
(Nelson Mandela)

Apertura insolita, oggi, per questo mio nuovo articolo: proprio perché sono un attento lettore di frasi o aforismi, tratti da personaggi o testi famosi, ho scelto di introdurre questa mia piccola nuova riflessione con una frase di Nelson Mandela, celebre politico sudafricano e Premio Nobel per la Pace nel 1993.

Il tema di oggi è un tema psicologico, che coinvolge la sfera più intima di ciascun individuo: la reazione al dolore ed il perdono. Purtroppo, almeno una volta, ciascuno di noi si è trovato ad affrontare delle situazioni difficili, che lo hanno ferito o fatto star male. Concretizziamo tale esempio con una delle esperienze più terribili e significative di tutta la crescita dell’individuo, specie nella fase adolescenziale/giovanile: il tradimento. Prima di affrontare qualsiasi tipo di discorso, devo ammettere, e precisare, una cosa: nella mia vita, non sono mai stato tradito (e mai ho tradito) una ragazza, quindi, tale saggio, mostra un punto di vista differente da quello di chi ha subìto un fatto simile. Senza dubbio, si sta parlando di un evento talmente doloroso e superiore a noi che, una volta scoperto, è impossibile, almeno all’inizio, pensare ad una soluzione, ad un rimedio per affrontare tale trauma.. Perciò, per affrontarlo, preferiamo far emergere la parte più istintiva di noi, evitando perciò gli aspetti critici e riflessivi che la nostra ragione ci offre. Più si è lontani dal percepire ed essere in contatto con se stessi, cioè, se tale percezione dipende dalla presenza dell’altro, il tradimento verrà vissuto in maniera devastante: si perde la propria autostima, si rimane increduli e sbigottiti, addolorati. “Come può essere accaduto? A me poi…” Non ce lo si aspetta. Cercando di trovare alcune risposte a domande simili, può sorgere una rabbia terribile che spinge alcuni ad agire violentemente contro la persona o contro se stessi. Si è sopraffatti da un senso di vuoto e mancanza di iniziativa, come se il mondo ci fosse crollato addosso. Si perde fiducia nelle proprie risorse. Si può diventare cinici e negativi nei confronti della relazione in sé, e si ha voglia di andarsi a nascondere in un remoto pertugio. Se invece la persona ha uno sviluppato senso di sé, sarà più disponibile ad elaborare il dolore e a trovare i mezzi per farsi aiutare in questo. Di solito una persona cosciente tende a rendersi conto per tempo se c’è qualcosa che non va nella relazione: è necessario comprendere che evitare il dolore dell’evento serve solo a farlo durare più a lungo, ed eventualmente plasma il proprio comportamento in maniera limitante nei confronti della vita. Bisogna concedersi lo spazio per sentire tutto quello che c’è da sentire: la propria miseria, rabbia, sfiducia, la propria solitudine, quanto ci manca quello che avevamo con l’altro e quanto doloroso è sapere di aver perso qualcosa che non ritornerà più, anche se i partners riescono, dopo una profonda elaborazione, a superare l’evento e a continuare insieme. Ciò accade particolarmente a quelle persone che sono caratterizzate dalla ferita da tradimento. Quel senso di fiducia infantile, quella sensazione di sentirsi cullati alla presenza dell’altro sarà persa per sempre. Cercare di riportarla in vita è come cercare di ricomporre un uovo rotto. Se l’uovo si è rotto, è ora che il pulcino inizi a crescere. Non si può tornare indietro. Quindi, potremmo definire l’elaborazione del dolore come un percorso da vivere con l’aiuto degli altri, anche se alcuni non lo vogliono ammettere, perché si pensa che il dolore debba essere affrontato da soli (cosa, in parte vera e in parte no….ma questa è un’altra questione). Finalmente, dopo alcuni giorni di sofferenza e pianto, di sfoghi e nervosismi, riusciamo a vedere una piccola luce, riconosciamo una soluzione che forse ci permetterà di “andare a capo” da questa brutta e significativa esperienza. Che bello: la nostra razionalità ha vinto sulle passioni e quindi, il nostro soggetto in questione, inizia a reagire all’accaduto!!!! Ci si trova, perciò, di fronte a due possibilità: andare avanti per il proprio cammino, evitando tutte le situazioni che potrebbero suscitarci motivo di dolore o preoccupazione (cfr. Canto III, Inferno: “Non ragioniam di coloro, ma guarda e passa”) oppure, scelta migliore, a mio avviso, perdonare chi ci ha feriti. Il perdono: che gesto straordinario, anche se tanto grande quanto faticoso, purtroppo! Tale nobile atto permette di giocare a carte scoperte, di capire ciò che è andato storto e di mettere una pietra sopra all’accaduto, affinché si possa ricominciare con maggiore consapevolezza e convinzione. E’ ovvio che la nuova relazione ha bisogno di prove e dimostrazioni per andare avanti: se c’è miglioramento, si deve vedere….non deve essere tacito e indifferente!! Dopo vari momenti di rinascita, magari con inevitabili momenti di riflessione o di instabilità, la nuova relazione di coppia sembra assumere una svolta, tutto sembra andare bene….ma solo le personalità più sensibili resteranno segnate dall’accaduto, anche se, ormai, fa parte di un capitolo chiuso della nostra vita. Spesso, però, con il termine “sensibilità”, si tende ad essere piuttosto vaghi e confusi….non si capisce bene, lo stato d’animo della nostra “dolce metà”, in quanto, talvolta, non siamo abbastanza “empatici” per capirlo. Mi piacerebbe concludere questo mio piccolo saggio aprendo una questione che, forse, potrei sviluppare più avanti, in futuro….o forse no. Desidererei lasciarVi con una descrizione di cosa sia la sensibilità, citando in esempio esperienze e fatti che, almeno al sottoscritto, hanno segnato molto….e ancora lo continuano a fare:
“Essere una persona sensibile vuol dire percepire un tono di voce distante durante una telefonata, riconoscere l’ansia, la paura e la tristezza nella faccia degli altri. Essere sensibile vuol dire fare caso a tutto, e con “tutto” intendo veramente qualsiasi cosa: un fiore sconfitto dal vento, un cane solo, un colore diverso del cielo, un sorriso più sentito, una parola colorata in mezzo a tante parole anonime. Essere sensibili vuol dire vivere dieci, cento, mille vite ogni giorno. Quando sei sensibile non puoi fregartene, farti gli affari tuoi, lasciar perdere. Chi è sensibile, se sa di aver ferito qualcuno si tortura per ore ed ore pensando alla sensazione che gli ha fatto provare. Chi è sensibile dura una fatica immensa. Si dovrebbe aver cura di chi è sensibile, potrebbe morire per una carezza in meno.”
Per ora è tutto, alla prossima!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...