Nissa la bella

Ancora una volta la Francia attaccata dal terrorismo a Marsiglia, la mente torna a Nizza lacerata da un attacco terroristico non molto tempo fa, ma Nizza non si lascia sopraffare e su di Lei torna a splendere il sole. Meta di turismo estivo di massa , ma anche meta elitaria nei periodi invernali per il clima estremamente mite che coccola.
Un’attrazione fatale, un richiamo. Non è di certo un caso che grandi artisti abbiano scelto la capitale della Costa Azzurra come luogo per risiedere, vivere, lavorare. Per chi lavora con il colore e con la luce, Nizza diventa imprescindibile. Il Suo blu sembra quasi finto da quanto è bello e si mescola col giallo sole e col verde delle colline in un equilibrio che difficilmente si trova altrove. Se per i greci la bellezza risiedeva nella misura perfetta, i colori di Nizza possono esserne un emblema.
È proprio dalle colline che Matisse scriveva

“Quand j’ai compris que chaque matin je reverrais cette lumière, je ne pouvais croire à mon bonheur. Je décidai de ne pas quitter Nice et j’y ai demeuré pratiquement toute mon existence”.

Uno dei più grandi esponenti dell’arte contemporanea, un rivoluzionario, che faceva proprio del colore la sua più grande forza, nel 1917 si trasferisce a Nizza e lì rimane fino all’ultimo giorno della sua vita. Risiedeva in un sobborgo di Nizza, Cimiez, una zona collinare, ed è proprio nella sua abitazione che oggi sorge il Musée Matisse, in una splendida villa genovese color ocra di Siena del XVII secolo. La location è suggestiva, le ampie vetrate permettono al museo di avere una calda luce naturale che accompagna per tutto il percorso. Oltre le opere sono presenti anche i più disparati suppellettili che Matisse usava nel quotidiano. C’è una vasta collezione fotografica che ritrae l’artista nei suoi momenti di lavoro e nella sua vita privata. La collezione se pur fornita, non possiede le opere più celebri dell’artista, per ovvie ragioni di mercato, ma a volte tuffarsi nel contesto vale la pena anche per apprezzare altrove le opere. Matisse riposa nel monastero di Cimiez, non molto lontano dal museo.

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Musée Matisse
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Tempête à Nice, 1919-1920, Musée Matisse

Non molto lontano dai luoghi matissiani, prendiamo per mano un altro artista che è rimasto vittima del fascino di Nizza: Marc Chagall. Se si vuole fare un tuffo nella delicata poetica di Chagall non si può non visitare il “Musée National Marc Chagall”, inaugurato dallo stesso pittore bielorusso. Il museo originariamente si chiamava “Musée National Message Biblique Marc Chagall” perché il focus sono proprio le 17 tele che l’artista ha donato allo stato francese nel 1966 a tema biblico; Chagall amava definire la Bibbia “la più grande fonte di poesia di tutti i tempi”.

La cosa singolare è che Marc Chagall ha curato personalmente la disposizione delle opere senza seguire l’ordine cronologico ma assecondando quello spirituale della creazione. Anche il giardino disegnato dal paesaggista Henri Fish è assolutamente in linea con il carattere intimista che Chagall ha voluto dare all’intero complesso architettonico. È una narrazione di una storia equilibrata in ogni sua parte. Ancora una volta la parola d’ordine è armonia.
Oltre le 17 tele a tema biblico, troviamo anche opere a carattere profano, disegni e studi per un totale di 400 opere.

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Una delle sale del Musée Marc Chagall

Proseguendo questa passeggiata metaforica dal verde verso il blu passiamo per Place Masséna fino ad arrivare alla celebre Promenade des Anglais, la cupola dello storico Hotel Negresco impera fiera e il suo sguardo non smette mai di seguirti come quello della Gioconda. Non si può far altro che godere Nizza, una dolce culla, buon vino, buon cibo, sorrisi cordiali che ti fanno bene al cuore, che ti fanno ritornare.
“Nissa la Bella”, non può che essere questo l’inno che il popolo ha ufficializzato per la città.

“Sempre io canterò
 sotto i tuoi pergolati il tuo mare d’azzurro, il tuo cielo puro, e sempre io griderò nel mio ritornello Viva, viva, Nizza la Bella!”

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Nissa la Bella

 

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