In ricordo di Mario Perniola

Da poche ore la filosofia italiana è più povera: si è spento Mario Perniola (classe 1941). Perniola si è formato filosoficamente sotto la guida di Luigi Pareyson presso l’Università di Torino, dove ha incontrato Gianni Vattimo e Umberto Eco. Dal 1966 al 1969 fu in stretto contatto col movimento d’avanguardia Internazionale Situazionista fondato dal francese Guy Debord, con il quale ha intrattenuto un lungo legame di amicizia e di confronto. E’ stato docente in molte università italiane ed estere èd ha collaborato con la Repubblica ed è stato ideatore della rivista Agragar, espressione dell’avanguardia post-situazionista. Si dedicò molto all’osservazione della società dei consumi, letta attraverso l’arte: grazie a tale interesse, nacquero dei saggi fondamentali e profetici come L’alienazione artistica (1971) e La società dei simulacri (1980).

Un nodo importante del suo percorso, ripreso in libri più recenti come L’arte e la sua ombra e L’arte espansa (editi da Einaudi) fu Il rapporto tra arte ed economia, “diventato fondamentale per rintracciare già nella Grecia classica e poi nel Rinascimento le origini di quella disumanizzazione delle arti che caratterizza in parte la società capitalistica”.

Molto severa e dura fu anche la critica ai selfies, riferiti anche al piano della sessualità nel saggio Il sex appeal dell’inorganico, dove si soffermò sugli aspetti artificiali della nuova sessualità e sulla sessualizzazione delle macchine. Rispondendo a un’intervista dell’Espresso, precisava: “Roland Barthes diceva che mettersi in posa per una foto ci trasforma da soggetto in oggetto, ci consente una piccola esperienza di morte, si diventa spettri. Nel selfie questa esperienza diventa grottesca, si banalizza, il selfie nega la vita e al tempo stesso la morte, è un continuo atto di sospensione privo di esperienza”.

Grande il suo interesse per i mass media. A questo tema dedico vari libri, tra cui Miracoli e traumi della comunicazione (2009), dove individuò quattro eventi mediatici che hanno segnato la fine del secolo e l’avvento del nuovo millennio: la rivolta degli studenti del 1969; la rivoluzione iraniana del 1979; la caduta del Muro di Berlino del 1989 e l’attacco alle Torri Gemelle del 2001. Tra i suoi ultimi eventi, invece, si dedicò ad analizzare i social network, in particolare Facebook, constatando il boom di anziani che si sono iscritti a tale piattaforma. Il numero di anziani, precisò, cresce esponenzialmente e quindi è naturale che il tema della morte sia più presente e diffuso. Infatti, Facebook offre la possibilità di “trasformare gli account dei morti in memoriali a loro dedicati”, ottenendo quindi un “cimitero ecumenico e globale”.

Perniola, nella sua carriera, scrisse anche il romanzo Tiresia (1968) e il libro di racconti Del Terrorismo come una delle belle arti (2016).

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