«L’incontro tra Tiziano e il contesto bresciano rappresenta uno dei capitoli più affascinanti della pittura del Cinquecento in Italia settentrionale. Da una parte c’è il maggiore colorista del Rinascimento, dall’altra una tradizione artistica, quella di Savoldo, Romanino, Moretto, capace di conquistarsi un indiscusso primato sul fronte degli studi luministici e delle ricerche naturalistiche. Il dialogo è di quelli da non perdere»

Francesco Frangi, curatore della mostra.

 

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Girolamo Romanino, Resurrezione. Olio su tavola 236,4 x 125,6 cm, 1526 ca. Capriolo, Chiesa di San Giorgio.

Un inedito confronto, forte delle vive testimonianze d’arte che ancora abitano chiese, palazzi e musei nel territorio bresciano.

L’eco suscitata dall’opera di Tiziano presso i maggiori pittori bresciani del tempo è notevole, da Girolamo Romanino al Moretto e a Giovan Girolamo Savoldo 

Si potranno inoltre riscoprire le vicende relative alla decorazione e ai progetti di ampliamento del Palazzo della Loggia che videro coinvolto anche Andrea Palladio.

In evidenza, le sue due fondamentali imprese bresciane: il polittico realizzato per il vescovo Altobello Averoldi tra il 1520 e il 1522 nella collegiata dei Santi Nazaro e Celso, e le tre tele con le Allegorie di Brescia, realizzate molti anni dopo, negli anni sessanta del Cinquecento, per il salone della Loggia, andate poi distrutte durante l’incendio del 1575.

Il complesso Averoldi rappresenta uno spartiacque nella storia della pittura bresciana del Cinquecento, in quanto il suo arrivo in città provocò reazioni a catena negli esponenti più ricettivi dell’arte locale. Lo dimostra il fatto che tanto la formazione di Romanino, collocabile a partire dalla fine del primo decennio del Cinquecento, così come quella di Moretto, di poco successiva, si giocano in un rapporto costante con gli esemplari di Tiziano, conseguenza anche della giovanile frequentazione del contesto lagunare da parte dei due artisti. Caso in parte diverso fu invece quello di Savoldo, per il quale il rapporto con Tiziano si stabilì solo in coincidenza con il definitivo trasferimento del pittore a Venezia, avvenuto intorno al 1515, quando l’artista aveva circa 35 anni.

Oltre che sul piano strettamente stilistico, la famigliarità degli artisti bresciani con Tiziano e con l’ambiente veneziano trova un’importante conferma nella condivisione di simili tipologie di rappresentazione, in particolare per quanto riguarda i dipinti per la devozione privata.

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Alessandro Bonvicino detto il Moretto,
Sacra Famiglia con San Giovannino, olio su tela 77 x 103,5 cm, 1535 ca.
Milano, Museo Poldi Pezzoli.

Il curatore della mostra, Francesco Frangi, con il supporto di un prestigioso comitato scientifico, ha selezionato oltre cinquanta capolavori, provenienti da importanti istituzioni museali, italiane e internazionali, come la Pinacoteca di Brera, il Museo Poldi Pezzoli e le Civiche Raccolte d’Arte del Castello Sforzesco di Milano, i Musei Capitolini e la Galleria Borghese di Roma, la Galleria Palatina di palazzo Pitti di Firenze, l’Accademia Carrara di Bergamo, il Museo di Palazzo Bianco e di Palazzo Rosso di Genova, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, la Pinacoteca Ala Ponzone di Cremona, la Galleria Sabauda di Torino, il Museo del Prado di Madrid, il Liechtenstein Museum e il Kunsthistorisches Museum di Vienna, il Museo di Belle Arti di Budapest, il Museo Puškin di Mosca, la National Gallery diWashington.

 

«La mostra allestita in Santa Giulia e la recentissima riapertura della Pinacoteca Tosio Martinengo dimostrano una volta di più che  Brescia ha tutte le carte in regola peressere una grande città d’arte.» 

 

L’itinerario di visita comprende la Collegiata dei Santi Nazaro e Celso (dove tutt’ora è conservato il Polittico Averoldi), il Santuario di Sant’Angela Merici e numerose altre chiese a Brescia e nel territorio della provincia.

 

Un unico biglietto per la visita della mostra, della Pinacoteca Tosio Martinengo e del Museo Diocesano dal 21 marzo al 1 luglio 2018.

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Tiziano e la pittura del Cinquecento tra Venezia e Brescia 

Brescia, Museo di Santa Giulia Via Musei 81/b 

21 marzo – 1luglio 2018 

Curatore: Francesco Frangi 

Comitato scientifico:

Alessandro Ballarin, Università degli Studi di Padova, Andrea Bayer, Metropolitan Museum, New York, Stefania Buganza, Università Cattolica del Sacro Cuore, Matteo Ceriana, Galleria Palatina, Keith Christiansen, Metropolitan Museum, New York, Roberto Contini, Staatliche Museen,   Gemäldegalerie, Berlino, Francesca Del Torre, Gemäldegalerie, Kunsthistorisches Museum, Vienna, Vincent Delieuvin, Musée du Louvre, Miguel Falomir Faus, Museo del Prado, Giorgio Fossaluzza, Università degli Studi di Verona, Vincenzo Gheroldi, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia, Sergio Guarino, Pinacoteca Capitolina, Angelo Loda, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Bergamo e Brescia, Paola Marini, Gallerie dell’Accademia, Mauro Natale, Università di Ginevra, Alessandro Nova, Kunshistorisches Institut, Firenze, Maria Cristina Rodeschini, Accademia Carrara, Marco Tanzi, Università del Salento, Matthias Wivel, National Gallery, Londra 

Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei Civita Mostre 

In collaborazione con: Diocesi di Brescia e Museo Diocesano di Brescia

 

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Cornelis Cort, La fucina di Vulcano (Allegoria di Brescia armiera). Copia di una delle tele distrutte di Tiziano Vecellio, 1572, Brescia, Musei Civici.

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